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giovedì 9 agosto 2012

41. I Nuovi vicini


Amsterdam è una città bellissima, ma certo il clima non è uno dei suoi pregi. Le giornate di sole pieno sono rare, e comunque per la sua posizione, non è mai quel bel sole mediterraneo, che un po’ mi manca...

Per questa ragione le case sono praticamente prive di balconi e terrazzi, che in effetti non servirebbero a nulla. Per contro invece hanno grandi finestroni che non di rado arrivano praticamente al pavimento, questo per far entrare più luce possibile.

Anche casa mia è così, grandi finestroni si affacciano davanti su uno dei canali della città, e dietro su un piccolo cavedio racchiuso dalle altre tre case vicine, che hanno le stesse caratteristiche.

Una di queste è rimasta vuota per qualche mese, ma da un paio di settimane sono arrivati nuovi inquilini.
All’inizio non ho prestato particolare attenzione ai nuovi arrivati, avevo visto una signora di mezza età darsi da fare a pulire vetri e finestre, e successivamente un uomo dalle fattezze nordafricane trasportare scatoloni e masserizie.

Una sera stavo affacciato alla finestra della cucina fumando una sigaretta, quando mi sono accorto che qualcuno era a sua volta affacciato alla finestra della casa accanto. In questa stagione è chiaro fino oltre le 10 di sera, per cui anche nello spazio chiuso del cavedio c’era ancora abbastanza luce perché potessi notare che si trattava di un giovane, era un mix molto ben riuscito della signora, probabilmente la madre, e del padre di colore. La carnagione è color miele scuro, i tratti occidentali del viso contrastano con la bocca carnosa tipica delle persone di colore, i capelli portati cortissimi, quasi rasati, gli danno un aria molto maschia. Ovviamente un tale esemplare di giovane uomo ha subito tutta la mia attenzione.
Scrollo la cenere della sigaretta e mi schiarisco la gola, il ragazzo, intento a messaggiare con il telefonino solleva lo sguardo, mi vede e gentilmente saluta.
“Ciao.”
“Ciao. Siete i nuovi vicini, benvenuti.”
“Grazie.”
“Io mi chiamo Sergio.”
“Io Rajab, piacere.”  
Il tono di voce è basso e caldo.
“Bel nome. Di dove siete ?”
Mi guarda, e risponde “Di Utrecht.” Poi subito aggiunge “Nato e cresciuto.”
Percepisco un certo disappunto e mi affretto a rimediare.
“Scusami, non volevo essere indiscreto. E’ solo che non sembra un nome olandese. Spero di non averti offeso.”
Di nuovo mi fissa, poi sorride. “Nemmeno il tuo.”
“Hai ragione. Sono Italiano.”
“Siamo stati in Italia una volta. E’ bellissima.”
Ora siamo più rilassati.
“Mio padre è egiziano. Ecco perché ho un nome arabo.”
Mentre parla lo osservo. Alto e longilineo, non muscoloso ma ben fatto. Con quell’aura di energia che solo gli adolescenti hanno.
“Quanti anni hai se posso chiederlo ?”
“18, quasi 19. Tra un settimana sarà il mio compleanno.”
“Accidenti sei giovanissimo! Avrei detto sui 20-25.”
“Davvero ?”
“Assolutamente.”
Ci scambiamo un ultima occhiata. Poi lui saluta con la mano e rientra in casa chiudendo la finestra. Rispondo al saluto ed anch’io mi ritiro.

Più tardi quella stessa sera, mentre mi preparo per andare a dormire, mi cade lo sguardo alla finestra del mio giovane vicino, essendo la mia camera un piano più in alto e più frontale rispetto alla cucina, ho una visuale dall’alto quasi dell’intera stanza. La luce è accesa. Lo vedo aggirarsi per la stanza intento a spostare e sistemare libri e cose. Poi si siede sul letto, scalcia via le scarpe da ginnastica e si sfila i calzini. La visione dei suoi piedi nudi mi provoca un certo formicolio. Sono grandi con le dita ben proporzionate, ed a quanto posso vedere con le unghie ben curate. Si sdraia sul letto, prende un libro e si mette a leggere.
Spengo la luce e mi metto a letto. L’immagine del mio giovane vicino si insinua nei miei pensieri..mi alzo per andare a sbirciare cosa sta facendo, il letto è vuoto, ma vedo delle ombre muoversi, per cui deve essere ancora nella stanza. Poco dopo ricompare. Si avvicina alla finestra e guarda verso l’alto il piccolo quadrato di cielo che si riesce a vedere da lì. Poi si sfila la t-shirt, ha un bel fisico, il torace è leggermente segnato e l’addome è tonico, piccoli capezzoli, completamente privo di peli fatta eccezione per una leggera striscia che dall’ombelico scende verso il basso, i muscoli obliqui dell’addome evidenziano due morbide curve che si infilano nei pantaloni della tuta. Aggancia con i pollici l’elastico della tuta e se la sfila, i boxer aderenti evidenziano un pacco ben definito e sicuramente ben riempito, ed appena si volta un sedere alto e sodo, rotondo e leggermente sporgente. Ora è fuori vista. poi torna sul letto, si infila sotto le lenzuola e spegne la luce.
Inutile dire che lo spettacolo ha avuto significativi effetti sulle mie parti basse. Con l’uccello mezzo in tiro me ne vado anch’io a dormire.

Dopo quella sera sono stato in viaggio e quindi non ho avuto modo di approfondire. Il fine settimana però sono finalmente di ritorno a casa, sto riponendo la bicicletta nel sottoscala, e mentre sgancio la borsa del pc, sento un ciao. Mi volto verso la porta che era rimasta aperta e vedo Rajab, t-shirt attillatissima e bermuda tipo pallacanestro.
“Ciao. Come va ?”
“Non ti ho più visto.”
“Sono stato all’estero per lavoro.”
“Ah. Dove ?”
“Prima Francia e poi Inghilterra.”
“Figo ! Anche a me piacerebbe viaggiare!”
“Beh, conoscere posti e genti nuove è sempre stimolante. Anche se quando lo fai per lavoro è anche massacrante, se poi non sei più un giovanotto …”
“Ma tu non sembri vecchio.”
“Ti ringrazio. Ma la mia schiena in questo momento dice il contrario…”
Mentre parlavamo si è seduto sugli scalini del mio ingresso, i gomiti appoggiati alle ginocchia, sbirciando nelle gambe dei bermuda intravedo il bianco dei boxer.
Salgo gli scalini lui si alza, gli passo accanto molto vicino, tanto da sentire quell’odore tipico dei giovani, tra l’aspro del sudore ed il sentore di bagno schiuma e deodorante.
Ci salutiamo ed entro in casa.

Mentre mi preparo cena, mi ricordo che Rajab mi aveva accennato che avrebbe compiuto gli anni, se non ho sbagliato a contare il giorno dovrebbe essere proprio oggi. Dovrò ricordarmene quando ci rivedremo.
Dopo cena, mi sto fumando la solita sigaretta affacciato alla solita finestra.
“Ciao Sergio.”
“Ciao Rajab.”
Uhh il compleanno, mi viene un idea. A Londra ho acquistato un bel po’ di spillette delle Olimpiadi, da dare a qualche amico, decido di andare a prenderne una.
“Aspetta un attimo.”
Trono poco dopo.
“Ce la fai a prendere una cosa al volo se te la lancio ?”
Appoggia l’inseparabile telefonino sul davanzale, si bilancia sulle gambe flettendole leggermente e si mette in posizione con le mani davanti in attesa. “Vai!”
Lancio il piccolo pacchettino che ho preparato. Lo afferra senza problemi. Poi tenendolo in mano mi guarda.
“Cos’è ?”
“Un regalo. Buon compleanno!”
E’ sorpreso.
“Grazie!”
“Avanti aprilo. E’ solo un pensiero.”
Strappa la carta e rimane per un attimo ad osservare il piccolo logo azzurro e argento.
“Grazie davvero! Figo!”
“Figurati. Una stupidaggine.”
Entra nella stanza e torna poco dopo, si appoggia allo stipite della finestra.
“Fa caldo.”
La breve estate del nord europa è al suo culmine a l’aria è calda.
“Forse per voi olandesi. Ma per me italiano questi striminziti 25 gradi non sono caldo.” Ride.
“Per me è molto caldo.” Incrocia le braccia e afferrata la maglietta se la sfila e la getta sul letto.
Ammiro nuovamente il torace asciutto, l’addome teso e quelle deliziose fossette che si infilano nei calzoncini che indossa. Poi le lunghe gambe lisce, solo una leggera peluria sul polpaccio, ed ancora i piedi lunghi e forti.
Torno a guardarlo e vedo che mi osserva con attenzione, lo sguardo leggermente socchiuso, forse sono stato troppo scoperto e si è accorto della lunga occhiata.
Gli sorrido. Lui sorride, poi si da un aggiustata al pacco, da quella prospettiva non posso non notare un inizio evidente di erezione. La stessa che sta crescendo nei miei boxer.
La luce sta scemando nel crepuscolo. Continuiamo a guardarci in silenzio. La mia erezione è ormai all’apice. Anch’io sono costretto a sistemarmi l’uccello che segna in maniera evidente il davanti dei mie calzoncini.
Sollevo lo sguardo e vedo il suo puntato sul mio inguine. Poi solleva il viso, mi fissa intensamente e accenna un mezzo sorriso.
Non so cosa stiamo facendo, ma decido di sfilarmi anch’io la maglietta. Di sicuro a 50 anni non posso competere con il mio giovane amico, ma direi che i pettorali sono ancora in forma e l’accenno di pancetta ancora non è così devastante.
Fisso Rajab, che si stringe piano il pacco con una mano, mentre l’altra scivola sul torace e si sofferma su un capezzolo.
Ci guardiamo di nuovo. Gli sorrido sornione. Continuo a fissarlo mentre mi lecco un dito e comincio a passarmelo su un capezzolo fino a che diventa bello duro. Rajab mi fissa, poi fa lo stesso, inumidisce il dito e si stuzzica un capezzolo, anche se i suoi erano già ben dritti.
Mentre continuo la stimolazione del capezzolo ho infilato l’altra mano nei calzoncini e nei boxer, ho afferrato il cazzo e faccio scivolare lentamente la pelle sulla cappella. Movimento che non sfugge al mio giovane compagno di giochi.
Ora anche il movimento della sua mano sopra i calzoncini è inequivocabile e si intuisce la forma del cazzo ben teso al di sotto.
Mentre mi guarda, lentamente mi abbasso calzoncini e mutande liberando il cazzo teso e già umido ed inizio a farmi una lenta sega.
Ci guardiamo. Sorrido di nuovo.
“Coraggio tocca te…”
Si guarda alle spalle, lo vedo allontanarsi e tornare subito dopo preceduto dalla sua stessa erezione, forse ha chiuso la porta della stanza. Si posiziona davanti alla finestra rivolto verso di me, abbassa i calzoncini finché non cadono sul pavimento avvolgendo le caviglie, i boxer attillati faticano a contenere un bel 18 cm di giovane e scalpitante cazzone, che infatti fa capolino dall’elastico. Mi guarda di nuovo. Faccio un cenno di assenso, mentre mi sego il cazzo con sempre più convinzione. Infila le dita sotto l’elastico e fa scivolare i boxer fino alle ginocchia. Ora posso vedere bene il pelo scuro e lucido che circonda la base del suo cazzo e i coglioni gonfi appena sotto nel loro sacco teso e liscio.
Continuo a segarmi sempre più velocemente. Ed anche Rajab si stringe il cazzo e se lo mena vigorosamente mentre mi guarda. Vedo la cappella uscire e rientrare velocemente nel suo pugno, è circonciso, per cui è libera dalla pelle che di solito la ricopre. Una goccia di sudore gli scende al lato della fronte. I muscoli dell’addome si contraggono. Lo vedo chiudere gli occhi, inclinare indietro la testa, poi con un verso gutturale e la mano abbassata con forza alla base del cazzo, far partire il primo schizzo, che gli arriva subito sotto il pomo d’adamo, poi con movimenti convulsi altre tre bordate che gli riempiono il torace e l’addome.
Preso dalla spettacolare sborrata accelero il movimento e mi bastano un paio di smanettate per godere anch’io il primo schizzo finisce fuori dalla finestra atterrando nel vaso dei gerani, poi scemando il resto della sborrata mi cola sulla mano.
Rilascio un lungo sospiro. Guardo verso Rajab. Ha ancora il cazzo in mano e mi guarda. Gli sorrido, finisco di mungermi l’uccello per recuperare le ultime gocce di sborra, poi sollevo la mano e comincio a leccarmela dalle dita. Rajab mi fissa con occhi attenti, accenna un mezzo sorriso, poi raccoglie un po’ della sua sborra dalla pancia con le dita e se le porta alla bocca succhiandole. Poi ride di nuovo. Si riveste sollevando mutande e calzoncini.
“Buonanotte.”
“Buonanotte Rajab.”
Le finestre si chiudono.

Il mattino successivo sono uscito di buon’ora per andare a fare la spesa al Marqt il mercato dove di solito faccio provvista di frutta, verdura e formaggi.
Al ritorno, mentre scarico la bici dalle cassette di frutta e verdura, la voce ormai familiare di Rajab.
“Ciao Sergio, serve una mano ?”
“No grazie.” Rispondo e voltandomi, vedo che non è solo, con lui c’è un altro ragazzo più giovane avrà 16 o 17 anni, i due sono molto simili stessa corporatura e stessi tratti misti. Osservo il nuovo arrivato con aria interrogativa e subito Rajab
“Ah si scusa. Questo è mio fratello Mark. In realtà ha anche lui un nome arabo, ma non gli piace e si fa chiamare così.”
Tendo la mano Mark me la stringe.
“Molto piacere Mark.”
Mi risponde lo stesso sorriso aperto del fratello.
Poi entrambi salutano. Li guardo allontanarsi. E Mark voltarsi a guardarmi.

La sera dopo cena ripeto il mio rituale della sigaretta alla finestra.
E come la sera prima Rajab è lì.
Ci salutiamo. Lui è già a torso nudo e non indossa altro che i boxer, questa volta grigi.
Finisco la sigaretta ed ho già il cazzo che mi tira nei calzoncini, stasera però non ho le mutande e l’erezione è ancora più evidente.
Rajab mi fissa e lo vedo che si infila la mano nei boxer ad afferrare il suo cazzo in tiro.
Mi sollevo e faccio scivolare i calzoncini a terra poi li scalcio via, poi mi tolgo anche la maglietta e nudo comincio a segarmi.
Rajab, dopo avermi guardato si sfila i boxer e rimane nudo anche lui. L’uccello rigido e teso, ci guardiamo mentre all’unisono ci masturbiamo.
Passano pochi minuti e riconosco i segni dell’orgasmo ormai vicino. Rajab ansima, si piega in avanti mentre una mano sega l’uccello frenetica, mette l’altra a coppa davanti e subito la riempie di sborra calda. Poi si rialza con gli occhi semi chiusi riprendendosi dall’orgasmo.
Mi guarda con un mezzo sorriso, poi lentamente solleva la mano inclina la testa e si fa scivolare in bocca la sborra che ha raccolto. A questo punto con un grugnito godo anch’io spruzzando la sborra sul pavimento e sul davanzale.
Riprendo fiato, guardo verso Rajab che dopo un sorriso ed un cenno della mano chiude la finestra.

Domenica. Sono stato in giro in bici tutto il giorno approfittando di una delle poche belle giornate che ci sono qui.
Ho finito di sistemare dopo cena e mi preparo per la mia sigaretta…
Ormai spero che il rituale si ripeta. Mi affaccio alla finestra guardo verso quella di Rajab e lui è lì, sembra che mi aspettasse infatti mi fa subito un cenno. All’inizio non capisco, poi intuisco che vuole che spenga la luce, così faccio.
Poi lo vedo allontanarsi e poco dopo tornare e sedersi sul termosifone che sta sotto la sua finestra, come al solito armeggia con il telefonino. Sono un po’ disorientato.
Vedo che parla con qualcuno, ma non riesco a capire cosa dice.
Poi vedo avvicinarsi un ombra e comparire il fratello. Anche lui si siede. I due chiacchierano, credo in arabo.
Rajab dice qualcosa al fratello, poi si sfila la t-shirt restando a torso nudo. Mark ridacchia. Rajab gli tira un calcetto. Mark si schernisce.
Rajab parla di nuovo il fratello risponde, i due si scambiano un paio di battute. Poi Rajab si alza ed afferra il fratello per i fianchi stringendolo da dietro con entrambe le braccia, i due ridono e lottano senza troppa convinzione. Poi Rajab afferra i bordi della maglietta di Mark, e seppur con qualche resistenza, riesce a sfilarla. Ora sono entrambi a torso nudo.
Ora Mark è affacciato alla finestra e osserva il cielo stellato. Mi scosto dalla finestra per non farmi notare.
Rajab si mette dietro al fratello e lo abbraccia da sotto le braccia, appoggiandogli la testa su una spalla.
Mark dice qualcosa. Il fratello ridacchia.
Poi vedo le mani di Rajab carezzare piano l’addome e il torace di Mark. Le osservo salire fino ai capezzoli ed iniziare un lento massaggio in punta di dita. Mark parla di nuovo questa volta è solo un sussurro.
Rajab, sorride, solleva il volto e da un bacio al fratello sulla guancia, poi un altro, poi si avvicina all’orecchio e credo che cominci a leccarlo perché Mark ha un brivido e incassa la testa nelle spalle.
Osservando più in basso l’erezione di Mark è ben delineata nella tuta che indossa.
Rajab, fa scorrere le mani sulla pancia nuda del fratello, fino ad arrivare all’elastico dei pantaloni. Scorre da destra a sinistra, poi infila le dita e scende piano.
Credo che i due fratelli non siano affatto nuovi a questi giochetti...
Ora Rajab ha la mano infilata nei pantaloni, ed immagino anche nelle mutande del fratello, il movimento che si intuisce non lascia molti dubbi su cosa stia facendo.
Ora abbassa anche l’altra mano, la infila anch’essa nei pantaloni ed inizia ad abbassarli, insieme alle mutande. Lentamente vedo apparire una peluria rada, poi la base del cazzo ed infine lo vedo saltare fuori in tutto il suo splendore, quasi uguale a quello del fratello maggiore, anche lui circonciso, la cappella già umida.
Ovviamente anch’io ho liberato il mio cazzone e mi sto smanettando godendomi lo spettacolo.
Mi sporgo per osservare meglio e incrocio lo sguardo con Rajab che mi fa l’occhiolino.
La mano di Rajab impugna saldamente il cazzo duro del fratello ed ha iniziato un lento su e giù. Nel frattempo ha anche ricominciato a leccare orecchie e collo di Mark, che ha gli occhi chiusi e la testa appoggiata alla spalla del fratello.
Rajab solleva un braccio afferra il mento del fratello, lo fa voltare e i due cominciano a baciarsi. Vedo le lingue turbinare tra le labbra carnose. Ah, come mi unirei ai due!!
Vedo Rajab armeggiare dietro il fratello. Capisco che si è calato a sua volta pantaloni e boxer.
La mano di Mark scivola dietro, immagino a ghermire il cazzone del fratello.
Io me lo sto menando come un pazzo.
Rajab continua a segare l’uccello del fratello, poi gli sussurra qualcosa all’orecchio. Mark scuote la testa.
Rajab lo fa piegare sul davanzale poi lo vedo abbassarsi.
Mark è appoggiato con la braccia al basso davanzale con al testa penzoloni, lo sento ansimare e sospirare.
Vedo al sua schiena liscia e lo linea che divide due belle chiappette sode e in mezzo la testa di Rajab che gli sta sicuramente leccando il buco del culetto.
Sento Mark bisbigliare dei No, No, ma non sembra molto convinto.
Rajab si stacca e risale lungo la schiena del fratello che solleva la testa percorso da un brivido. Poi si risolleva tenendo una mano sulla schiena di Mark lo vedo sputarsi nell’altra e lubrificarsi il cazzo tesissimo. Poi abbassarsi leggermente ed iniziare a spingere. Mark ha un sussulto. Una smorfia disegnata sul bel viso. Poi un ansito. Anche Rajab emette un gemito. Poi si afferra il fratello sollevandolo per il torace e di nuovo lo volta per baciarlo. Mark si aggrappa con le mani al davanzale mentre il fratello lo limona e lo incula.
Ragazzi lo spettacolo è fantastico, ho il cazzo che sbrodola e mi fa male da quanto lo sto segando! Ho già dovuto fermarmi due volte per non sborrare troppo presto.
I due sono ormai presi dal loro amplesso. Mark è di nuovo piegato e geme ad ogni colpo, mentre Rajab ha afferrato il fratello per i fianchi e lo stantuffa con colpi veloci e profondi che lo fanno sobbalzare.
Rajab, fa sollevare il fratello e mente con un braccio lo sorregge, con l’altro è sceso ad afferrargli il cazzo che cola presborra a litri. Mentre continua a sbattergli il cazzo in culo gli ha afferrato l’uccello e lo sega allo stesso ritmo. Ora Mark continua una litania di Si, Si, Si. Poi un mugolio prolungato ed eccolo spruzzare fiotti si sborra fuori dalla finestra. Poi si appoggia al fratello che nel frattempo ha aumentato il ritmo dell’inculata, stringe a se il fratello, mentre gli mena dentro il cazzo in culo sempre più velocemente, un ultima serie di colpi, si irrigidisce con tutto il cazzo ben dentro il culo del fratello e con il solito verso gutturale che ormai ho imparato a conoscere capisco che lo sta riempiendo di sborra.
Ed è a questo punto che anch’io erutto con grande goduria, sparando sborra sul vetro e sul pavimento.
I due ragazzi sono appoggiati uno all’altro ansanti. I loro volti sono il ritratto della soddisfazione.
Dopo poco Mark si stacca e si allontana.
Rajab si affaccia e guarda verso la mia finestra. Mi affaccio anch’io.
“Ti è piaciuto lo spettacolo?”
“Moltissimo!” Rispondo.
“Magari avresti anche voluto partecipare.”
“Ci puoi scommettere!”
“Chissà. Magari..”
Mi lancia il suo sorriso sornione e chiude la finestra.

Spero di potervi raccontare altro e di meglio. Lo spero più per me che per voi a dire il vero!





martedì 7 agosto 2012

39. Sauna a Birmingham


Nel mio peregrinare in giro per l’Europa, mi capita di frequente di dover andare in Inghilterra dove ha sede il Centro Elaborazione Dati del Gruppo per cui lavoro.

Gli uffici sono dislocati in una amena località nel bel mezzo della campagna inglese, ma a volte, per comodità, ci fanno alloggiare vicino all’aeroporto di Birmingham dal quale con un comodo collegamento ferroviario si arriva in città in circa 20 minuti.

Dopo un paio di volte che soggiornavo lì, ho preso qualche informazione, ed ho individuato il quartiere gay della città con una lista di locali da visitare.

Tra questi c’erano un paio di saune, una era un po’ troppo fuori mano, mentre l’altra si può raggiungere a piedi dalla Central Station di Birmingham, per cui una sera ho deciso di provare ad andarci.

La sauna si chiama Unit 2 ed è al 78 di Lower Essex Street in un angolo discreto del Gay Village.
L’ambiente è carino e pulito, moderno ed arredato con un discreto gusto negli ambienti comuni, considerato che siamo in UK. Ci sono Sauna, Bagno turco, una sala cinema con un grande schermo, box privati ed un interessante dark labirynth con annessa dark room.

Va bhè, ora basta, se passate da quelle parti vi consiglio una visita.

Passiamo alla mia serata.

Sono arrivato verso le 20:00, all’ingresso un simpatico ragazzone inglese in canottiera mi da un box dove inserire i valori, che custodiranno alla reception, le chiavi di un armadietto, asciugamani e ciabattine di gomma. Mi spiega le regole e cioè che non ci sono regole se non che è vietato fumare ovunque, tranne in un piccolo angolo nel cortile sul retro, e che non sono ammesse pratiche violente (!!) Meno male …..

Nello spogliatoio molto luminoso e pulito non c’è nessuno. Trovo il mio armadietto e dopo essermi spogliato ed essermi avvolto un asciugamano intorno ai fianchi spingo la porta che introduce al locale…
…le luci basse e calde accompagnano un corridoio che porta all’area docce separata da due archi, girato l’angolo una grossa vasca a idromassaggio è occupata da due persone che stanno ai lati opposti, uno è un vecchio con la pancia estremamente prominente da bevitore di birra, l’altro sarà sui 35 un bel bear peloso e barbuto che con la testa appoggiata al bordo e gli occhi chiusi sembra godersi il suo massaggio idrico.

Di fronte alla vasca la porta della sauna che è un po’ piccola e tutta vetri, un altro angolo ed ecco il bagno turco, anche questo non molto grande. Completato il giro c’è la zona relax con il bar.

Mmmm, sono un po’ deluso, non mi sembra che il posto si presti a sfrenate esibizioni. Torno sui miei passi e vedo una porta a battente da cui esce un ragazzo sui 30 davvero carino, con l’asciugamano in mano e l’uccello barzotto che dondola tra le cosce pelose. Mi guarda ed accenna un saluto e si avvia verso le docce.
Inutile dire che immediatamente spingo la porta ed entro.

Qui l’ambiente cambia drasticamente, regna la penombra data dalla scarsa illuminazione e dai muri neri.

A destra un bagliore conduce alla sala cinema, ci sono tre file di divani, alcuni occupati da singoli intenti a masturbarsi davanti alla scena di un ragazzino orientale letteralmente impalato su un gigantesco cazzone nero che avrà il diametro di un bottigline da due litri !!!
Nell’ultima fila due bei manzi, penso 50enni come me, si stanno slinguazzando, e smanettando gli uccelli.

Torno indietro e verso sinistra inizia un corridoio che dopo molte svolte porta ad una area aperta costellata da anfratti e nicchie occupate da rialzi con grandi cuscini in pelle e con al centro un grosso quadrato anch’esso ricoperto di cuscini in pelle.
Mentre percorrevo il corridoio ho intravisto diverse figure muoversi nella penombra, dopo la sala altri corridoi portano alla zona dove sono collocate piccole cabine chiuse dove ci si può appartare.

Mentre passeggio per ambientarmi incrocio un giovane orientale, direi giapponese, sui 30 anni. In quel punto il corridoio è stretto e ci passiamo solo messi di fianco, lui scivola dandomi le spalle e strusciando un bel paio di chiappe sode sul mio uccello, che si sente subito chiamato in causa e comincia a farsi vedere tendendo l’asciugamano. Il giapponesino si gira e mi sorride aggiustandosi l’asciugamano. Ricambio il sorriso e proseguo verso la sala cinema.

Ora sullo schermo c’è una vera ammucchiata saranno 6 o 7 a riempirsi ogni buco possibile...sui divani invece l’attività langue. I due 50enni sul fondo si fanno le coccole e gli altri, sempre in solitario, si gustano lo spettacolo.
Decido per un altro giro nel labirinto e nella dark room. Imbocco il dedalo di corridoi fino ad arrivare alla sala e mi accomodo in una delle nicchie.
Non è passa molto ed una figura entra nella sala, nella penombra non sono riuscito a vedere bene, ma sembrava magro e non molto alto. Lentamente si dirige verso il centro della sala e si posiziona semisdraiato sul gruppo di cuscini. Lo osservo mentre si accarezzava il torace e poi lo stomaco. Decido di farmi avanti, esco dalla nicchia e mi avvicino, anch’io mi appoggio ai cuscini.
Lui si volta ed allora vedo che era il giapponese di poco prima. Mi sorride, si è appoggiato con il braccio discosto lasciando il torace in bella vista, i capezzolini risaltano benissimo dritti e duri. Ci separano pochi centimetri. Ho allungato una mano ed ho cominciato ad accarezzargli il polpaccio, la pelle è soffice e liscia come seta. Mi avevano detto che gli orientali hanno una pelle fantastica ed è vero! Sento il muscolo contrarsi sotto le dita, stringo forte e porto la mano nell’incavo del ginocchio, lui sospira. Si mette a sedere e si avvicina. Siamo seduti fianco a fianco. Gli passo una mano dietro e la lascio scivolare lungo la schiena, poi risalgo sul fianco stringendolo verso di me, lui si avvicina. Fisso gli occhi nerissimi, Accarezzo il suo braccio seguendo le curve e gli avvallamenti di muscoli, salgo fino alla spalla, poi scendo nell’incavo del collo, lungo lo sterno, fino al torace ed a quel capezzolo che sento duro come un sassolino. Lui geme. mi afferra la mano e la spinge contro il suo petto muovendola leggermente. Con l’altro braccio lo cingo e seguendo la spina dorsale infilo la mano nell’asciugamano, dio è morbido e fresco, vellutato come i petali di una rosa. Ho il cazzo duro come pietra. Lui soleva il volto e sorride. Mi avvicino e sento il suo torace spingere contro il mio, eccitando i miei capezzoli già eretti. Le nostre bocche si sono trovate, la sua lingua ha cominciato ad esplorare le profondità della mia bocca. L'ho circondato e con entrambe le mani ho afferrato il suo magnifico culetto sodo. Mi stringe forte tirandomi ancora più vicino, Geme e spinge la sua lingua ancora di più nella mia bocca. Lo scosto, con la lingua scendo sul mento, poi sul collo, e poi fino ad un capezzolo, lo stuzzico con la punta della lingua, poi piano delicatamente con i denti, ha un lieve sussulto accompagnato da un sospiro: “Oh yes! I like it!” Vedo che gli piace. Mi soffermo un po’ anche sull’altro capezzolo, poi scendo sempre leccandolo sull’addome, nell’ombelico, lo sento che apre l’asciugamano, così posso finalmente afferrargli l’uccello, che non è certo di grandi dimensioni, ma sicuramente è duro come l’acciaio. Le sue mani mi accarezzano i capelli mentre io guardo in su, poi porto la punta della lingua sulla cappella  del suo bel cazzo. Sento che respira profondamente quando gli circondo il cazzo con le mie labbra umide. Sento il sapore di pre eiaculazione che probabilmente stava gocciolando dal suo cazzo. Risucchio questo bel pezzo di carne più che posso; con la mano libera sfioro sotto le palle la pelle delicata fino alla fessura calda e umida che conduce al suo splendido culo. mugola quando sente il mio dito girare piano intorno al suo buchetto, che si allarga e si stringe ogni volta che il dito si sofferma.

Mi rialzo, allargo l’asciugamano liberando il mio cazzone, poi mi sdraio sui cuscini allargando le gambe. Lui si avvicina, si sdrai sopra di me e mi abbraccia, ci baciamo di nuovo, poi scende a baciarmi i capezzoli ed infine sento le labbra ed il calore umido della sua bocca avvolgermi il cazzo, la sua lingua si muove piano intorno alla mia cappella facendomi contrarre i muscoli per la deliziosa stimolazione. Poi lo sento scendere fino a che ho punta dell’uccello chiusa dalla sua gola e sento i muscoli pomparmi  la cappella. Wow ! Lo sento strozzarsi mentre sta con la bocca attaccata al mio inguine e si tiene il cazzo in gola!

Ero così preso da questa, per me, nuova esperienza, che non mi ero reso conto che i nostri movimenti avevano attirato altre figure che nell’ombra si stavano godendo lo spettacolo. Poi ho sentito la pressione sui cuscini di qualcuno che si avvicinava. Una mano ha preso ad accarezzarmi i capezzoli, prima pizzicandoli leggermente, poi con tutto il palmo strofinandoli, Afferro la mano e la premo ancora di più sui capezzoli sensibili. Un'altra mano mi accarezza il viso, lo volta e sento una bocca, appiccicarsi alla mia ed una lingua entrare a sondare ogni angolo, i baffi mi solleticano le labbra, mentre con la mano mi spinge dalla nuca per entrare ancora più in profondità.
L’altro ha sostituito le mano con le labbra e mi sta facendo un succhiotto al capezzolo, già iperstimolato. E il mio cazzo entra ed esce dalla bocca del mio giapponesino.
Po sento il cazzo libero. Preso dagli altri due non vorrei farmi scappare la mia preda. Invece lo sento risalire allontanare gli altri due e, avvicinatosi, baciarmi con in bocca il sapore del mio cazzo.
Poi ho sentito le sue ginocchia scivolare lungo i miei fianchi. La mano afferrare il mio cazzo e portarlo sul suo buchetto. Lo sento sputare e bagnarsi l’ano, prima di appoggiarsi alla mia cappella e con un solo lento movimento infilarselo tutto in culo con un lungo sospiro. Immediatamente stringe il buco del culo intorno al mio uccello e comincia a tirare con forza alzandosi sino a che nello sfintere è rimasta solo la cappella, senza pause si spinge giù sul cazzo, forzando tutto il mio cazzone nel suo culo palpitante. a quel punto ho cominciato a spingere verso l'alto per incontrarlo e lui ha aumentato la velocità e l'intensità; ci lamentiamo all'unisono al culmine di ogni colpo. "Oh, baby!" Ho gridato. E lui ansimando “Give it to me ! Fuck me harder !”
La sensazione del suo culo intorno al mio cazzo è incredibile e la vista del suo viso trasfigurato dal godimento e del suo cazzo che teso sballonzola su e giù sul mio stomaco è più di quanto posso sopportare. Ben presto ho cominciato a sentire la sborra che ribolliva nei coglioni duri e pieni.
Mentre sono completamente preso dalla nostra scopata, uno degli altri si avvicina si mette a cavalcioni del mio torace ed infila il cazzo in bocca al mio giapponesino e subito i suo respiri strozzati si trasformano in mugolii soffocati. Davanti alla faccia ho due splendide chiappe pelose, preso dalla frenesia non resisto, sollevo le mani afferro i due globi sodi li apro e mi ci tuffo a leccare con tutta la lingua piatta, dalle palle al buco, poi mi soffermo e con la lingua a punta e la infilo nel buco, il tipo ansima e si piega in avanti, spingendomi il culo sulla faccia.
Ho il cazzo in fiamme e duro come non mai, il mio giapponesino me lo munge ad ogni passaggio stringendo i muscoli del retto. Paradisiaco!
Infilo un dito nel culo del tipo seduto sopra di me, lui porta un mano dietro e ci mette anche due dei suoi, allora anch’io ne metto altri due, poi quattro lasciando fuori solo il pollice, il tipo emette un lungo lamento, poi toglie le sue dita, lasciandomi spazio, mi afferra la mano e spinge, tiro fuori le dita le unisco tutte e inizio a spingere, il tipo emette dei piccoli singulti ritmati, poi si volta e dice qualcosa che non capisco, ma lo sento spingersi verso il basso, mi sputo nell’altra mano e spalmo la saliva sulle nocche che sporgono dal buco dilatato del tipo, poi do un'altra spinta e la mano entra fino al polso. Il tipo rantola con soddisfazione.
Sento la bava del giapponesino che dal cazzo che sta pompando cola sotto le palle fino al mio braccio infilato nel culo. Sento il suo cazzo duro che si strofina sulla mi pancia mentre cavalca la mia mazza sempre più forte.
Basta non ce la faccio più inizio ad accelerare il movimento di bacino, infilando il cazzo più in fondo che posso. Il Giapponese, spinge incontro ai miei colpi ormai in un parossismo di ansiti e lamenti,  ha abbandonato il cazzo del tipo che si sta facendo fottere dal mio pugno andando su e giù, e si è buttato indietro appoggiando le mani sulle mie ginocchia. Poi lo sento fremere e stringermi le cosce e poi il calore degli schizzi di sborra sull’addome ed il torace, ha sborrato di culo senza toccarsi, gli scatti ritmici della sua sborrata sono troppo, con un verso gutturale do l’ultima spinta e gli scarico nel culo diversi fiotti di sborra.
Poi mi rilasso sui cuscini, ho ancora la mano nel culo del tipo che lentamente si sfila, nella confusione deve aver goduto anche lui perché le vedo pulirsi l’uccello. Il giapponesino si abbandona sul mio petto appoggiando il viso sulla sua stessa sborrata. Lo stringo piano e gli accarezzo i capelli.
Riprendiamo fiato, poi lui piano si sfila il mio cazzo ormai moscio dal culo, sento la sborra colare fuori, mi metto a sedere, gli prendo il viso tra le mani e lo bacio. “Thank you !” Lui mi sorride. Mi sfiora le labbra con le dita, poi si allontana verso le docce. Resto ancora un po’ a riposarmi, poi anch’io mi ficco sotto una doccia.
Ormai sono quasi le 22:30 è ora che torni in albergo. Mi cambio nello spogliatoio, riconsegno le chiavi alla reception e ritiro le mie cose. Il ragazzone mi saluta e mi domanda se me la sono goduta. “Oh, I did it! I did it!”

Sergio.one61@gmail.com

mercoledì 1 agosto 2012

40. Trio al Cinema Arco


Benché ora viva all’estero l’Italia è il mio paese ed è sempre un piacere poterci passare qualche giorno.

A Torino, forse perché è l’ultima città dove ho vissuto, sono particolarmente affezionato, qui ho vissuto molte eccitanti esperienze.

E, visto che la sede italiana della multinazionale per cui lavoro è proprio a Torino, ci torno abbastanza spesso. Se gli impegni me lo consentono, mi piace fermarmi per il fine settimana, ad apprezzare un poco dell’eleganza di questa città e, perché no, rinverdire qualche ricordo…….

Ad esempio fare un giretto al Cinema Arco, vicino a Corso Principe Oddone. Anni fa quando abitavo a Torino era uno dei miei cinema preferiti, nel buio della sala e nei suoi bagni ho trascorso molti eccitanti momenti.

Per cui, qualche settimana fa, visto che ero in zona, sono andato proprio all’Arco. Di solito il sabato pomeriggio è un buon giorno.

Appena entrato mi sono fermato ai bordi della lunga scala che percorre la parte rialzata della sala aspettando che gli occhi si abituassero alla poca luce. Dopo qualche minuto comincio a guardarmi in giro, ci sono, come al solito, molti anziani e qualche marchettaro. Salgo la scala per raggiungere il fondo della sala e vedere come butta. Non sono ancora del tutto abituato all’oscurità della sala e salendo mi scontro con una persona che sta scendendo. Sollevo la testa per scusarmi e …guarda un po’ chi si vede !

E’ Alessio una vecchia conoscenza di sauna, saranno tre anni che non ci incontriamo. Un abbraccio ed i soliti convenevoli, lo osservo, ha perso un po’ i capelli ed ha messo su qualche chilo, ma ha ancora il viso di un ragazzino, anche se credo sia vicino ai 40 ormai.

Ci appoggiamo al muro lungo la scala a raccontarci come vanno le cose ed intanto che parliamo gli ho passato una mano dietro la schiena e lo accarezzo piano, prima da sopra la t-shirt poi lentamente infilo la mano sotto a carezzare la pelle nuda leggermente sudata.
Ale mi sorride, fa un accenno ai bei momenti di quando ci conoscemmo, ora purtroppo a Torino non ci sono saune “free” sono tutte con la tessera…
E mentre rivanghiamo il passato ho infilato la mano nei jeans e negli slip a sentire il sedere morbido e tondo.

Gli sussurro se vuole andare nei bagni, ma mi risponde che sono molto sporchi. Suggerisce di sederci e così facciamo ci infiliamo in una fila e raggiunto quasi il centro ci sediamo.

Gli passo il braccio attorno alle spalle lo attiro a me e ci baciamo, le lingue si infilano nelle bocche affamate, le labbra succhiano le labbra e le mani cominciano a vagare in cerca di qualcosa da accarezzare e stringere.
Sento la sua mano sul mio cazzo e poi piano scendere la cerniera dei bermuda e la mano infilarsi nei miei boxer. Mi afferra il cazzo che ormai è bello duro e lo tira fuori. Un ultimo bacio poi si abbassa e sento il calore della sua bocca circondarmi la cappella e una mano piano scivolare giù verso i coglioni ancor intrappolati dall’elastico dei boxer.
Ah siiii, non ha perso il tocco del pompinaro !
Mentre me lo succhia cerco di infilare nuovamente la mano nei jeans, ma stando così piegato il passaggio è un po’ stretto, allora scendo davanti e slaccio la cintura ed i jeans, poi torno a infilare la mano e strizzare queste due belle chiappotte pelosette….e infila e struscia jeans e mutande scendono lasciando il culotto di Ale scoperto e in bella vista.
Un tipo seduto nella fila davanti continua a girarsi a guardare, sarà sui 40 anche lui, ed ogni volta che si gira ha praticamente le chiappe del mio amico sotto il naso, mi guarda, gli sorrido mentre accarezzo il culo di Ale ormai completamente scoperto, poi gli faccio segno con la testa, lui si sposta sul sedile, allunga una mano e comincia anche lui ad accarezzare il culo di Ale.
Ale ha un sussulto, ma io gli tengo giù la testa, fa un po’ di resistenza, ma poi si rilassa, so’ che gli piace.
Il tipo intanto ravana le chiappe a due mani, completamente girato verso di noi. Io ho infilato le mani sotto la t-shirt e sto pizzicando e tirando i capezzoli della nostra vittima, che intanto si sta prendendo il mio cazzo fino in gola. Improvvisamente ha un altro sussulto. Sollevo la testa e vedo che il tipo gli aperto le chiappe e ci sta dando dentro di lingua, ed Ale sembra gradire e non poco, scendo e gli trovo il cazzo bello duro già fuori dagli slip.


E che lì seduti non è che si possa fare molto di più….Mi ad Ale e gli sussurro di andare dietro le tende che nascondono le uscite di sicurezza. Annuisce. Un ultima succhiata poi si rialza e si sistema i pantaloni prima di alzarsi ed uscire dalla fila. Mi alzo anch’io e scivolo fuori, mentre passo strizzo l’occhio al tipo della fila davanti che è rimasto senza più nulla da slinguazzare.

Scendiamo fino alla platea e poi ci infiliamo dietro le tende. Appena dentro ci abbracciamo e cominciamo a limonare come pazzi. Intanto le mani vanno ovunque, sento che armeggia con i miei bermuda fino a farli cadere alle caviglie, poi mi abbassa i boxer e mi afferra il cazzo ancora umido per il pompino interrotto. Io gli abbasso i jeans e le mutande e ricomincio a strizzargli le chiappe, le allargo e sfioro il buchetto con le dita. Ale freme, mentre mi apre la camicia e scende a succhiarmi i capezzoli duri.
Improvvisamente la tenda scosta ed entra il tipo di prima. Ale si rialza, ma io lo trattengo con un bacio lingua in bocca, mentre il nuovo arrivato lo abbraccia da dietro appoggiando l’uccello ancora chiuso nei pantaloni al culo di Ale che inizia a mugolare.
Ora siamo un groviglio di mani con in mezzo il povero Ale. Il tipo gli ha sollevato la maglietta e gli strizza i capezzoli, io da dietro gli scopro la schiena, poi afferro la maglietta e gliela sfilo del tutto. Trono verso il basso e trovo il grosso cazzone del tipo che, finalmente libero si struscia in mezzo alle chiappe di Ale. Ora carezzo la testa di Ale e lo spingo verso il basso, lui si piega e si prende in bocca il mio cazzo che ha già iniziato a rilasciare gocce di presborra. Lecca e succhia da favola, mentre anche il tipo si è piegato ed ha ripreso a leccargli il buco del culo, direi, visti i mugolii di entrambi con reciproca soddisfazione.

Sono al limite quasi pronto per una bella sborrata, ma non voglio godere subito. Tolgo il cazzo dalle labbra fameliche di Ale, e lo faccio girare. Ora ho l’uccello appoggiato al suo buchetto che è bello lubrificato dalle slinguate del tipo. Senza stare troppo a pensarci comincio a spingere, sento l’ano aprirsi ed avvolgermi la cappella, poi scivolare dentro il caldo canale senza alcuna resistenza. Ah cosa c’è di meglio di un bel culo caldo e umido!
Il tipo che si è trovato davanti il cazzo di Ale non ha perso tempo e se lo spompina con gusto. Io ho iniziato a cavalcarlo, con sempre maggiore forza. Il tipo si è alzato, Ale si abbassa e gli prende il cazzo in gola, godendo di avere tutti i buchi riempiti. Il tipo allunga una mano e mi strizza i capezzoli, poi si piega a succhiarmeli e morderli. Poi si rialza e mi pianta la lingua in bocca, mentre io dietro e lui davanti ci scopiamo il “povero” Ale.
Ormai ci sono. Sfilo il cazzo dal culo di Ale, lo faccio girare e glielo ficco in bocca, il tipo non perde tempo e gli riempie il culo. Ale mugola ed asseconda le spinte veloci e profonde del tipo.
Io gli prendo la testa e gli affondo il cazzo fino in gola, uno, due, tre affondi e gli scarico in bocca una sborrata da campionato. Ale ha un colpo di tosse e la sborra mi finisce sull’inguine e cola a terra. Il tipo si irrigidisce, arcua la schiena e lo sento riempire il culo di Ale con la sua sborra.

Siamo ansimanti, l’unico che si agita ancora è Ale che si sta segando il cazzo, il tipo ha tirato fuori l’uccello ora si è piegato a leccare la sua stessa sborra che cola fuori dal buco del culo. Ale ansima sempre più affannosamente, allora mi inginocchio, gli prendo il cazzo in bocca, giusto in tempo per godermi la sua calda sborra riempirmi la bocca. Con la bocca piena di sborra mi sollevo a baciare Ale, passandogli un po’ del suo succo. Anche il tipo si avvicina e vuole un assaggio, che gli elargisco direttamente in bocca.

Siamo sudati marci, ma molto soddisfatti. Il tipo si è già risistemato ed è uscito dalla tenda. Quasi subito si infila un vecchio, ma gli facciamo subito capire che è arrivato tardi.

Ale recupera la maglietta e si riveste, mentre io riallaccio la camicia e chiudo i bermuda.

Usciamo dalla tenda ed andiamo nei bagni a darci una rinfrescata.
Mi fumo un sigaretta per riprendermi. Con Alessio ci guardiamo e ridiamo. Lui commenta che è stata una bella maialata, come ai vecchi tempi! Concordo.

Ci scambiamo i numeri di cellulare con la promessa di sentirci ogni tanto. Poi lui dopo un ultimo bacio scappa via.

Ed anch’io finita la sigaretta esco all’aria fresca della sera di Torino, che anche stavolta non mi ha deluso.

lunedì 25 giugno 2012

38. Il Collega (I parte)


E’ un periodo che sono costretto a girare per le filiali dell’azienda per cui lavoro.

A volte bastano un paio di giorni. In altri casi una settimana. Per alcune filiali molto grandi la permanenza si protrae per un periodo più lungo.

Nella Filiale di Milano ad esempio mi sono trattenuto per 3 settimane.

In 3 settimane c’è il tempo di fare qualche nuova amicizia………

Durante la seconda settimana, mentre ero fuori a fumare ho conosciuto questo ragazzo, Loris, si è fermato a chiacchierare chiedendo da dove venivo e di cosa mi occupavo. Molto curioso, quando ha scoperto che venivo dalla sede di Amsterdam, ha cominciato a farmi un sacco di domande. Poi ho dovuto rientrare e quindi ci siamo salutati.

Il giorno successivo dopo una interminabile riunione, riesco finalmente a scendere a fumare. Neanche 2 minuti ed ecco tornare il mio nuovo amico. Lo guardo attraversare il parcheggio e venire verso di me salutando con la mano.
Lo osservo meglio capello cortissimo castano scuro, occhi grandi, scuri, un bel viso, labbra carnose, sarà alto 1 e 80, corporatura snella, ma dei bei pettorali evidenziati dalla t-shirt aderente, belle anche le lunghe gambe fasciate dai jeans.
Quando mi raggiunge si schernisce dicendomi che aveva aspettato di vedermi ancora per continuare la nostra conversazione se questo non mi disturbava. Ovviamente ho risposto di no.  Riprende il fuoco di fila delle domande. Come è la sede? Tu viaggi sempre? Rispondo quasi divertito dal suo entusiasmo. Il tempo di finire la sigaretta e devo rientrare ci salutiamo.
Mi metto al lavoro stilando relazioni e compilando prospetti. E’ ora di un’altra sigaretta. Scendo nel parcheggio. Mi siedo sullo scalino del marciapiede, ormai sono quasi le 19:30 e mi sono rilassato tolta la cravatta ed aperta la camicia, anche perché fa discretamente caldo. Sono assorto a pensare e sento un tocco sulla spalla. E’ Loris, mi dice che non dovrei lavorare fino a tardi. Sollevo un sopracciglio come a dire, beh anche tu sei ancora qui….abbozza e concorda. Poggia lo zainetto si siede accanto a me sul marciapiede. Mi racconta che vivendo da solo non ha problemi, nessuno lo aspetta a casa. Mentre racconta osservo le lunghe gambe, il jeans si è sollevato ed ha scoperto le caviglie nude che si infilano nelle sneackers. Lui è piegato in avanti appoggiato alle ginocchia. Io mi sollevo e mi appoggio all’indietro. La posizione gli ha fatto sollevare anche la maglietta sulla schiena, ed i jeans lasciano intravedere i boxer D&G e l’inizio del taglio di quello che ha tutto l’aspetto di un gran bel culo, una lieve peluria forma una “v” rovesciata che si infila nell’elastico dei boxer. Mmmm, movimento inguinale, …mio.
E’ ora di tornare a finire il lavoro. Mentre mi alzo gli do due pacche sulla coscia e gli auguro buona serata. Mi sorride si alza anche lui e mi saluta allontanandosi.

Il giorno successivo è di nuovo piuttosto frenetico. Alle 13:30 riesco ad uscire per andare a mangiare qualcosa e indovinate un po’ Loris sta uscendo a sua volta. Breve conversazione e subito si offre di portarmi in un “delizioso bar” dove fanno dei sandwich “favolosi”.
Ci andiamo in scooter, io ovviamente dietro attaccato alle apposite maniglie, ma con l’inguine attaccato alle sue chiappe, che, vista la posizione di guida leggermente piegata, fanno ancora capolino, stavolta dall’elastico di un paio di Calvin Klein.
Pranziamo insieme piacevolmente. I tramezzini in effetti sono molto buoni. Poi torniamo in ufficio.
A fine pomeriggio un collega mi dice che mi cercano al telefono, vado a rispondere è Loris. Si scusa, ma voleva sapere se mi andava stasera di andare a mangiare una pizza insieme. Gli rispondo perché no, ma probabilmente farò ancora un po’ tardi. Dice che non c’è problema mi aspetterà.

Più tardi, quasi alle 20:00 scendo a fumare. Il mio amico Loris è lì seduto sul gradino ad aspettare. Mi siedo anch’io e gli dico perché non mi ha chiamato od è salito. Dice che non voleva disturbare. Gli appoggio una mano sulla schiena, appena sopra il bordo della t-shirt e lo rassicuro che non avrebbe disturbato nessuno. Sono rimasto solo io. Ho lasciato la mano sulla sua schiena e sto muovendo piano le dita. Lui non fa un movimento. Si volta solo a guardarmi. Gli sorrido e gli dico dai sali. Si alza e mi segue di sopra, mentre saliamo le scale gli passo un braccio intorno alle spalle, come tra vecchi amici. Superiamo le varie porte a vetri ed arriviamo dove sono collocati gli uffici. Mi risiedo alla mia scrivania e lui si accomoda di fronte. Ogni tanto sollevo lo sguardo dallo schermo del PC e lo trovo a fissarmi, ogni volta sorride. Ha steso le lunghe gambe davanti a se incrociandole, questo mette in risalto il pacco, decisamente ben riempito.

Decido che è ora di andare. Spengo il pc e lo infilo nella borsa. Ci alziamo e spenta la luce ci incamminiamo nella penombra dei corridoi  illuminati solo dalla luce che proviene dai lampioni esterni. Arrivati al ballatoio decidiamo di chiamare l’ascensore, nell’attesa, mi appoggio a lui fingendo di non stare più in piedi per la stanchezza, lui subito mi passa un braccio intorno alla vita come per sorreggermi. Mi stringe con forza. Anche il mio braccio è scivolato alla base della sua schiena sento la sua pelle nuda sotto le dita, dove la maglietta si è sollevata. Ci fissiamo. I volti sono vicinissimi ed abbiamo entrambi il respiro accelerato.
Lo fisso nei grandi occhi marroni. Lentamente avvicino la bocca alla sua. Non si ritrae. Le nostre labbra si toccano. All’inizio è un bacio lieve, poi sento la sua bocca aprirsi, faccio scivolare a lingua tra le labbra carnose e calde e trova la sua pronta.
Gli metto una mano sulla sua nuca e comincio a limonarlo con passione. Le sue braccia ora mi stringono, mentre le mie mani accarezzano la sua schiena sotto la t-shirt.
Subito accanto all’ascensore c’è l’ingresso del bagno per i disabili. Così avvinghiati ci infiliamo dentro. Lascio cadere la borsa del PC e chiudo la porta.
Gli afferro la maglietta e gliela sfilo, gli stringo i pettorali definiti, sfioro i piccoli capezzoli che subito si inturgidiscono. Sento la sua mano sul pacco che mi stringe il cazzo ormai duro e teso. Smanioso comincia a slacciarmi la camicia, poi me la fa scivolare sulle spalle mentre mi bacia il collo.
Scende a leccarmi i capezzoli, io mugolo per il piacere, gli accarezzo la nuca, lo sento armeggiare e vedo che si toglie le scarpe. Allora scendo verso i jeans gli abbasso la cerniera e glieli faccio scivolare sul culo fino a che cadono alle caviglie, lui li sfila e li calcia lontano. Gli stringo le chiappe sopra i boxer attillati. Poi infilo le mani nell’elastico ed accarezzo la pelle morbida.
Lui con una mano afferra i boxer e se li abbassa fino a sfilarli del tutto. Ora è nudo, eccetto che per i calzini. Alza la testa io mi abbasso e di nuovo ci baciamo con passione. Scendo e gli afferro l’uccello che è di tutto rispetto e duro come l’acciaio. Lui armeggia con la mia cintura, lo aiuto mi apro i pantaloni, lui si libera scende ad abbassarmeli, poi mi sfila le scarpe e me li toglie. Risale accarezzandomi le gambe, poi mi afferra i boxer e libera il mio cazzone, mi abbassa i boxer fino alle caviglie, io sollevo i piedi per sfilarli. Lui intanto non ha perso un attimo e si infilato il mio cazzo in bocca, dio come è calda, un fremito mi percorre la schiena ed un gemito mi esce dalle labbra. Sento la lingua roteare intorno alla cappella ed stuzzicare il buchino ed il frenulo, poi scende fino in fondo sento la cappella toccargli al gola, ha un piccolo rigurgito e sento la saliva colarmi sulle palle, poi prende fiato e si ingoia la cappella. Cazzo! Non mi è capitato molto spesso che me lo succhiassero fino in gola, sento i muscoli della gola che mi stringono al cappella. E’ fantastico! Dopo qualche secondo se lo sfila e riprende fiato, ho il cazzo completamente bagnato dalla sua saliva che cola copiosa. Glielo infilo di nuovo in bocca e lui riprende a succhiare vigorosamente.
Poi se lo leva dalla bocca. Si alza e mi bacia. Io gli ho afferrato il cazzo con una mano e con l’altra gli accarezzo il culo, con un dito inumidito gli stuzzico il buco, che sembra cedere senza problemi.
Le labbra si staccano, mi guarda. Poi si gira e si allarga le chiappe con le mani. Poi dice:
- “Dai mettimelo in culo che non ce la faccio più ad aspettare!”
Non mi serve altro. Ho l’uccello ancora bagnato dalla sua saliva. Lo afferro e lo appoggio a questo delizioso buchetto rosa, senza un pelo. Appena sente la cappella sul buco comincia a spingere indietro.
- “Dai entrami dentro! Spingi!”
Do una bella spinta e la cappella entra nel culo.
- “Aaahhh! Sì! Così! Spingilo dentro tutto!”
Un altro colpo di reni e sono tutto dentro. E’ caldissimo e bagnato. Sento la sua mano che mi afferra le palle da sotto stringendole. “Ooohhh,sì! Dai scopami! Lo sento è duro e grosso! Chiavami come una puttana! Dai!” Sfilo il cazzo quasi del tutto poi lo risbatto dentro tutto fino in fondo.
- “Aaaahhh! Si così! Spaccami il culo!”
Inizio a muovermi dentro e fuori prendendo il ritmo.
- “Più forte! Fammelo sentire tutto! Sbattimi più forte!”
- “Ok ora te lo sbatto fino in gola!”
- “Si! Tutto in culo fino in gola!”
- “Lo senti?! Ti piace!?”
- “Lo sento si! Mi piace! Dammelo tutto! Sbattimi più forte!”
Lo sbatto con violenza. Il bagno risuona degli schiocchi del mio inguine sulle sue chiappe. Lui è appoggiato al muro. Con una mano gli afferro il cazzo e comincio a menarglielo.
“Lo senti quanto me lo hai fatto venire duro!?” “Ooohhh si! Lo sento che mi sta spaccando! Dai scopami più forte!” “Eccolo è tutto tuo! Ora ti riempio il culo di sborra!” “No! Aspetta, non venirmi in culo. La voglio in bocca!”
Continuo a pomparlo con forza, tanto che gli sollevano i piedi dal pavimento. “Eccomi ci sono sto per godere!” Sfilo il cazzo dal suo culo. Il primo spruzzo di sborra gli colpisce il buco spalancato. Si volta velocissimo e si prende il cazzo in bocca succhiando il resto della mia sborra calda mentre mugola come un cagnolino. Ho il respiro affannato ed il corpo scosso dagli ultimi fremiti dell’orgasmo appena passato.
Abbasso gli occhi, sta ancora succhiandomi l’uccello. Lo allontano lentamente. Lui mi guarda. Poi apre la bocca che è piena di sborra. Uno schiocco ed ingoia tutto, leccandosi le labbra.

Lo afferro per le braccia e lo sollevo. Ci baciamo stringendoci.

- “Wow! Una scopata memorabile!”
Lui sorride.
- “Oh si. Davvero fantastica! Era tanto che non mi scopavano così.”
- “Sono contento che ti sia piaciuto. Magari possiamo rifarlo.”
- “Oh per me possiamo rifarlo anche subito!”
- “Sei un vero maialino!”
- “Non sai ancora quanto!”
Mi strizza l’occhiolino. Poi cominciamo a rivestirci.
Usciamo dagli uffici sono ormai quasi le 21:30.
Ci andiamo a mangiare una bella pizza. E il resto della serata scorre piacevolmente.

Continua……..

Sergio.one61@gmail.com