Sono sicuro che anche voi siete spesso attratti da questi giovani che si vedono in giro con i jeans abbassati a mezza chiappa che lasciano intravedere le morbide rotondità celate solo dalla sottile stoffa dei boxer.
E che dire di quando si ha la fortuna di incappare in quello che si piega o si china ed allora si riesce ad avere un bel flash sull’attaccatura della piega tra due belle natiche giovani e sode……
Beh devo raccontarvi cosa mi è successo nell’ultimo periodo…
Tutto è cominciato quando ho deciso di acquistare un nuovo paio di jeans. Mi sono recato nel negozio di una nota marca italiana e dopo diversi tentativi ho scelto il modello che mi sembrava più adatto, considerando che non sono più un ragazzino e quindi ho evitato strappi e slavature troppo evidenti.
Soddisfatto del mio acquisto torno a casa e lascio i jeans nuovi nell’armadio fino al venerdì seguente.
Quel venerdì avevo una riunione del gruppo di volontariato presso cui ogni tanto svolgo qualche attività umanitaria ed ovviamente avevo indossato i miei nuovi jeans. La riunione si concluse piuttosto tardi. Dopo i saluti mi incamminai verso la fermata del bus, era ormai passata la mezzanotte.
Arrivato il bus mi sistemai sul fondo, questi sono bus doppi e sul fondo c’è una specie di salottino a quattro posti leggermente ribassato rispetto al resto del bus e quasi nascosto alla vista.
Comunque mi siedo e, come avevo già notato durante la serata, il retro dei miei nuovi jeans si abbassa significativamente scoprendo una buona parte dei miei boxer. Stavo proprio riflettendo su questo fatto, e cioè che probabilmente li fanno apposta in questo modo perché ai giovani piacciono molto.
Avevo da fare parecchie fermate quindi dopo un po’ mi sistemo meglio sul sedile ed i jeans scendono ancora di più trascinando con loro anche i boxer, sento che ho l’attaccatura delle chiappe all’aria, e la cosa mi eccita.
Mentre mi godo questa sensazione mi accorgo guardando il riflesso nel finestrino che c’è un distinto signore che mi fissa il fondo schiena.
Come dire, non sono certo un adone, e ormai la pancetta mi affligge, ma devo riconoscere che, complice la palestra e la mia passione per la bicicletta, glutei e gambe sono ancora ben sodi.
L’idea che qualcuno mi osservasse come io ero solito osservare i ragazzi con le braghe a metà sedere mi eccitava ancora di più.
Mi diedi un'altra sistemata facendo scendere ancora di più jeans e boxer. Ora avevo mezzo culo all’aria. Osservai il signore e lo vidi smaneggiarsi tra le gambe.
Anch’io a quel punto avevo il cazzo in tiro e me lo sono stretto da sopra i jeans.
La situazione era davvero eccitante.
Poi vidi il signore alzarsi e venire a sedersi nel posto accanto al mio. Ho continuato a guardare fuori dal finestrino come se niente fosse. Passa meno di un minuto e sento una mano che mi sfiora il culo timidamente. Non faccio una mossa. La mano si fa più audace e comincia ad accarezzarmi le chiappe con convinzione. Mi sposto un po’ di tre quarti per facilitare l’azione.
A questo punto il distinto signore infila la mano nei miei boxer e percorre tutta la piega del culo stringendomi le chiappe. Poi la sfila, afferra l’elastico dei boxer e me li abbassa del tutto lasciandomi col culo completamente scoperto. Meno male che vista l’ora tarda praticamente non c’era nessuno sul bus.
Mi accarezza il culo sfiorandomi il buco con il dito. Ormai ho il cazzo durissimo e me lo stringo. Sento la mano che mi scivola lungo il fianco, si insinua fino a carezzarmi la pancia e poi scende tra le gambe. In breve trova il mio cazzo duro e lo afferra cominciando a masturbarmi. L’eccitazione era ormai al limite. Vuoi la situazione, vuoi il desiderio, non c’è voluto molto e dopo qualche menata ho sborrato nei boxer e nella mano del distinto sconosciuto.
Appena goduto pensavo che forse avrei dovuto ricambiare, ma il tipo si alza e scende alla prima fermata.
Dopo essermi ripreso mi do’ una sistemata e poco dopo anch’io arrivo alla mia fermata e me ne torno a casa.
L’esperienza era stata assolutamente eccitante e piacevolissima, ma rimase un unicum fino a qualche settimana più tardi.
Ero a Milano per un convegno e per comodità ho lasciato l’auto al parcheggio di Gessate, poi mi sono spostato con la metropolitana.
A sera terminato il convegno, che era alle Ex Stelline in C.so Magenta, vado a prendere la metro a Cadorna.
La linea 2 a Milano è sempre piuttosto piena, ma ancora di più alle 17:30 di sera quando tutti tornano dal lavoro.
Mi aspettavano almeno 40 minuti di viaggio. Già a Cadorna il convoglio era pieno, ma a Centrale la situazione era davvero atroce.
Qualche fermata prima erano saliti un gruppo di giovani operai, tutti nelle loro belle tute blu, il gruppo rideva e scherzava, molti sembravano Rumeni o comunque dei paesi dell’Est.
Nel vai e vieni ero finito chiuso in un angolo alla fine del vagone, circondato dal gruppo di operai.
Non avevo modo di raggiungere uno dei pali di sostegno, quindi per reggermi dovevo spesso aggrapparmi ai tubi posti in alto letteralmente sfilando il braccio imprigionato dai corpi degli altri passeggeri.
Ovviamente indossavo i miei nuovi jeans e dopo un paio di su e giù li sentivo, che erano scesi. Ogni volta che sollevavo il braccio si sollevava anche il giubbotto e sentivo che avevo la schiena all’aria.
Girandomi e rigirandomi mi sono accorto che un paio degli operai mi fissavano. Li ho guardati, poi ho continuato a pensare ai fatti miei.
Ennesima fermata, sollevo il braccio, sento scoprirsi la schiena ed i jeans scendere a mezza chiappa. Nella frenata uno degli operai si appoggia distrattamente con la mano sul mio culo. Mi volto e lui molto gentilmente si scusa con un sorriso. Ricambio il sorriso e dico che non è nulla e poi visto l’affollamento è quasi inevitabile.
Il treno riprende la marcia. Mancavano ancora 16 fermate, che vuol dire almeno mezz’ora.
Mentre faccio due calcoli su quando riuscirò ad arrivare a casa, mi accorgo che la mano del giovane operaio continuava a sfiorami il culo ad ogni movimento. Mi giro e lui ancora mi sorride. Ricambio e spingo un po’ il sedere. Lui non sposta la mano. Comincio a sentire una certa eccitazione.
Altra fermata, braccio sollevato, jeans che scivola, mano che rimane a sfiorare le chiappe coperte solo dal sottile jersey dei boxer.
L’ennesima infornata di passeggeri ci spinge ancora più verso l’angolo del vagone praticamente appiccicati. Il treno riparte. Ora sento la mano che staziona sul mio culo, sotto il giubbotto.
Mentre andiamo gli operai parlottano e ridono tra di loro, ogni tanto qualcuno mi lancia un occhiata.
Si sono spostati quasi a chiudermi completamente in un cerchio. Sento la mano del ragazzo che mi sta dietro muoversi verso l’alto fino a sfiorarmi la pelle nuda della schiena.
Sento anche che il mio cazzo si è risvegliato.
La mano, caldissima, torna indietro e si infila nell’elastico dei boxer, prima timidamente poi con maggior convinzione. La sento infilarsi e scendere a carezzarmi il culo nudo. Poi un'altra mano sul lato opposto si aggiunge. Una mano per chiappa che le stringono e carezzano. La seconda mano scivola fuori, afferra il bordo dei boxer e li abbassa lentamente, mi irrigidisco, poi mi rendo conto che nessuno può vedere nulla circondato come sono dai ragazzi.
Lentamente ho il culo all’aria, sento che i due che mi stanno dietro si sono avvicinati ancora di più, ora sento distintamente due cose dure che si strusciano sui miei fianchi. Sposto una mano e afferro un cazzo durissimo dietro la stoffa ruvida della tuta da lavoro. Una mano si posiziona sulla mia muovendola su e giù.
L’altro ragazzo si struscia sul mio fianco mentre con una mano mi accarezza il culo ormai nudo e con l’altra sta facendo scivolare giù i jeans. Ci vuole un attimo e sento i jeans a metà coscia. Il ragazzo che si strusciava armeggia un po’ fino a che sento il suo cazzo nudo che mi sfiora il fianco. Anche l’altro ragazzo apre la cerniera della tuta e sfila un gran bel pezzo di carne. Tutti i due si stringono strusciandosi. Le mani mi sfiorano la pancia ed in un sol colpo anche i boxer scendono lasciandomi mezzo nudo. Cazzo che goduria. Mezzo nudo in metropolitana !
Ora uno dei due si sposta e lo sento infilarmi il cazzo tra le gambe. Mi giro e lo guardo, gli sussurro in culo no! Lui capisce, si piazza bene e comincia a muoversi strusciandosi l’uccello tra le mia coscie e solleticandomi i coglioni ad ogni affondo. Si muove sempre più velocemente poi con un ultimo ansito lo sento venire. La sborra calda mi ha inondato i coglioni e cola sui miei boxer. Si allontana ricomponendosi, ma subito sostituito dall’amico che doveva essersi masturbato nell’attesa perché appena infila il cazzo nello spazio umido dalla recente sborrata, con un ansito scarica anche lui la sua delizia che per la potenza raggiunge la parete del vagone di fronte a me.
Io intanto mi sto segando all’impazzata e con un paio di ultimi colpi ed un fremito aggiungo la mia sborra a quella del ragazzo sulla parete e la guardo scivolare verso il pavimento .
Mentre mi riprendo mi accorgo che gli operai si stanno spostando, io sono ancora con i pantaloni calati, velocemente mi risistemo. Mi volto uno dei ragazzi mi sorride e mi strizza l’occhio.
Siamo vicini al capolinea ed il treno si è svuotato. Anch’io sono arrivato. Sento sotto i coglioni l’appicicaticcio della sborra dei due ragazzi che ha inzuppato i boxer ed una sensazione fantastica!
Ora andrò a casa con questo bel ricordo della Metro.
E per ultimo, almeno per ora, vi racconto cosa mi è successo in treno.
Stavo tornando da Lecce, dopo una lunga trasferta di lavoro. Avevo scelto apposta il treno per potermi godere il viaggio e riposarmi un po’.
Avevo prenotato un posto in una cabina da 4 letti nelle nuove carrozze Excelsior E4 delle ferrovie. Dignotose cabine di 1° classe a 4 posti.
Partenza alle 21:30 da Lecce. Lo steward mi accompagna alla mia cabina, per ora sono il solo occupante.
Nemmeno mezz’ora dopo la partenza fermata a Brindisi. Ecco il mio primo compagno di viaggio. Alto moro, un po’ stempiato, quando, dopo aver salutato, toglie la giacca si nota un po’ di pancetta sopra la cintura dei pantaloni, ma anche discreti pettorali. Avrà più o meno la mia età sui 45/50.
Ho un po’ fame e decido di andare al vagone ristorante, chiedo al mio compagno di cabina se intende cenare, si unisce volentieri.
Durante la cena facciamo conoscenza e conversazione, anche lui torna a casa, ma a Milano.
Dopo la cena ed il caffè torniamo in cabina. Mi riaccomodo sul sedile, e siccome indosso i famosi jeans questi scendono dietro scoprendomi i boxer e parte del culo.
Prendo il mio e-book e comincio a leggere. Il mio compagno di viaggio è incuriosito e mi chiede informazioni sull’aggeggio.
Per osservare meglio si siede accanto a me. Osserva attentamente l’e-book, ma non mi accoro anche che gli cade spesso l’occhio sul mio di dietro. Il pensiero mi eccita. Mi aggiusto sul sedile facendo scivolare ancora più giù sia i jeans che i boxer, sento che ora ho mezzo culo di fuori.
Danilo, così si chiama il mio compagno di viaggio, si sistema a sua volta avvicinandosi un po’ di più, per sporgersi ad osservare meglio le funzionalità dell’e-book che sto illustrando appoggia la mano al sedile, sfiorandomi le chiappe nude. Sento il cazzo fremere nei jeans.
Il treno rallenta e si ferma, Monopoli, manca poco alle 23:00. Arriva un terzo passeggero nella nostra cabina. Ci ricomponiamo e ci presentiamo. Il nuovo arrivato ci guarda di sottecchi mentre sistema la propria roba, forse ha intravisto qualcosa…..
Comunque si presenta, Enrico, sui 35/40 anni castano, 1,80, decisamente in forma, veste jeans e camicia, entrambi aderenti. Si siede di fronte a me e Danilo. Lo steward passa ad avvisare che non sono previsti altri ospiti fino a Bologna domattina alle 06:15. Poi ci piega come aprire i letti per quando vorremo andare a dormire. Ringraziamo, Danilo gli allunga una mancia, il tipo esce e noi chiudiamo la porta della cabina con il chiavistello.
Breve conversazione a tre con il nuovo arrivato.
Danilo poco dopo riprende a chiedermi dell’e-book, anche Enrico si sporge dal suo posto per osservare meglio. Mi riposiziono sul sedile e faccio in modo che di nuovo mi si scopra il taglio delle chiappe. Danilo fa finta di niente, ma sento che appoggia di nuovo la mano, stavolta più vicino.
Osservo Enrico e vedo che non gli è sfuggita la manovra. Non sembra avere nessuna particolare reazione.
Mi sposto un poco tanto da sedermi sulla mano di Danilo, che prontamente comincia ad accarezzarmi il culo.
Enrico sembra ignaro, ma lo vedo sistemarsi il davanti dei pantaloni.
Sento le dita di Danilo infilarsi nell’elastico dei boxer e farsi strada tra le mie chiappe. Mi sollevo un poco per facilitare l’operazione.
Danilo spinge la mano verso il basso e nel farlo praticamente mi abbassa jeans e boxer scoprendomi completamente il culo.
A questo punto Enrico ha capito cosa sta accadendo. Si sporge di più ed appoggia le mani sulle mie cosce, carezzandole lentamente. Poi scende verso i polpacci e li stringe. Emetto un lieve lamento nel sentire le dita di Danilo che stuzzicano il mio buchetto.
Enrico continua a scendere, sento le sue dita sulle caviglie, poi afferrare le mie hogan e sfilarmele.
Danilo è risalito con la mano lungo la mia schiena sotto il dolcevita, lentamente lo solleva, alzo le braccia e lui me lo sfila lasciandomi a torso nudo.
Enrico nel frattempo mi ha sfilato i calzini e sollevata un gamba mi sta baciando la pianta del piede, poi piano mi succhia le dita, una ad una.
E’ tutto molto, molto eccitante, il cazzo mi tira imprigionato dai jeans mezzi calati.
Danilo mi spinge contro il sedile e scende a succhiarmi i capezzoli, che in un attimo sono duri e dritti.
Scivolo lentamente verso il basso. Ho chiuso gli occhi gustandomi la lingua di Enrico tra le dita dei piedi e la bocca di Danilo sui capezzoli.
Sento due mani afferrare i bottoni dei jeans e slacciarli uno ad uno. Le due mani, quelle di Enrico, scivolano fino a prendere l’orlo dei jeans e tirare, sollevo il culo e sento scivolare via i jeans fino a restare con i soli boxer ed il cazzo duro che tende la stoffa fino a sollevarla leggermente sull’addome.
Ancora le mani di Enrico che accarezzano le coscie, poi più su fino alle palle, le dita che le sfiorano. Ho già una macchia umida sulla punta del cazzo.
Danilo ora scende lungo lo stomaco, si sofferma sull’addome leccandomi l’ombelico, poi piano scosta i boxer scoprendomi il cazzo, prima una leccata alla punta per saggiare la goccia di liquido chiaro che fuoriesce.
Enrico stringe l’elastico dei boxer e me li sfila in un sol colpo. Ora sono completamente nudo, con il cazzo ben alloggiato in una calda bocca.
Enrico si è inginocchiato tra le mie gambe, sento il suo respiro vicino alle palle poi la lingua che avvolgendole se le porta nella bocca cominciando a succhiarle.
Sono all’ultimo stadio, se continuano, tra pochissimo sborro in bocca a Danilo. Ancora troppo presto!
Mi stacco faccio alzare Enrico, gli afferro la cintura, la apro poi abbasso la cerniera dei pantaloni e glieli abbasso, subito dopo gli calo gli slip liberando un bel cazzo duro e subito me lo ingoio.
Intanto che mi fa scorrere il cazzo in bocca Enrico si toglie la camicia, subito salgo a stringergli i capezzoli facendolo mugolare.
Danilo intanto si sta spogliando, dopo poco è nudo con indosso solo i calzini.
Si abbassa verso Enrico e da dietro comincia a baciare e laccare il culo sodo e liscio. Anch’io passo una mano sotto le palle e mentre continuo a sbocchinarlo, salgo tra le chiappe fino a trovare il buco caldo che, al tocco si contrae per poi rilassarsi. Sento la bocca di Danilo che mi afferra il dito e lo succhia. Così ben bagnato lo riporto sul buco e lo infilo lentamente Enrico geme.
Ora ci alterniamo io il dito e Danilo la lingua nel culo di Enrico. Brancico tra le gambe di Enrico, gli tolgo le scarpe, e gli sfilo calzoni e mutande. Intanto mi sego bagnandomi con la presborra che mi cola dal cazzo.
Mi alzo, afferro Enrico da sotto le braccia e lo sbatto sul sedile, gli prendo le gambe e gliele sollevo sul petto aprendole e mettendo ben in vista il buco del culo lucido della saliva di Danilo. Mi avvicino punto la cappella sul buchetto, Enrico mi afferra le chiappe e mi tira verso di se. Piano faccio scivolare il cazzo dentro il canale caldissimo, Enrico inarca la schiena e geme. Lentamente lo impalo fino alla radice sento le chiappe morbide appoggiate all’inguine. Poi scivolo fuori fino alla cappella e in un sol colpo affondo tutta la mia mazza nel culo del giovane maiale, che mugola. Danilo si avvicina, e per evitare che i lamenti di Enrico attirino troppa attenzione lo scavalca e gli infila in bocca il suo manico iniziando a chiavarlo.
Enrico è preso in tutti i buchi. Sento che succhia con gusto sbavando copiosamente, mentre si muove incontro alle spinte della mia inculata.
Davanti ho il grosso culo di Danilo, mi abbasso e comincio a leccargli il buco. Anche lui si dimena, porta le mani dietro e si allarga le chiappe, infilo la lingua, mentre lui infila le sue dita e si allarga il buco, che di suo è già bello largo, l’amico deve essere un cultore dei grossi calibri. Con una mano afferro il cazzo di Enrico e lo masturbo mentre gli meno dei gran colpi in culo.
Poi Danilo si abbassa piano fino a sentire la cappella di Enrico appoggiarsi al buco del culo e piano si impala godendo della bella mazza che gli sfonda l’ano.
Io inculo Enrico che viene montato da Danilo. Osservo il cazzo di Enrico entrare ed uscire dal buco dilatato di Danilo, appoggio una mano sulla sua schiena e scendo ad accarezzare il buco dilatato dal cazzo, poi preso dalla frenesia cerco di infilare un dito nel culo già occupato dal cazzo di Enrico, quando è dentro è bellissimo sentire il cazzo duro scivolare accanto. Danilo geme ancora di più, afferra la mia mano e spinge ancora di più il dito nel culo.
A questo punto estraggo il cazzo dal culo di Enrico e lo posiziono sopra il suo davanti al buco del culo di Danilo, lui lo sente, vedo che inarca la schiena e trattiene il respiro, spingo e sento le crespe dell’ano cedere lasciando spazio anche al mio cazzo insieme a quello di Enrico. Danilo ansima velocemente mentre si sente spaccare da due cazzi contemporaneamente. Enrico mi afferra le braccia mentre spinge dal basso nel culo slabbrato e grondante di umori. Io incalzo il ritmo sentendomi salire la sborra lungo il cazzo, gemo assestando un ultimo colpo ed impalandolo fino in fondo e lascio partire sei, sette schizzi di sborra calda nel culo di Danilo e sul cazzo di Enrico che con uno spasmo sborra immediatamente dopo riempiendo oltre il limite il povero culo martoriato di Danilo che comincia a colare fuori sborra sui nostri cazzi, che iniziano ad ammosciarsi.
Estraggo il mio uccello e guardo colare il frutto del nostro godimento Danilo si alza e si toglie anche il cazzo di Enrico dal culo, così vedo che anche lui ha sborrato sullo stomaco di Enrico.
Ci accasciamo tutti e tre ancora ansimanti. Ci guardiamo e ci sorridiamo. Neanche una parola fino ad ora. Poi mi alzo strizzo l’occhio e dico:”Chi vuole essere il primo a fare la doccia?”
Il viaggio si è poi concluso piacevolmente, ovviamente ci siamo scambiati i numeri telefonici, non si sa mai……
Spero vi sia piaciuto.
Ci sentiamo presto.
venerdì 24 dicembre 2010
lunedì 13 dicembre 2010
08a. E dopo la primavera l'estate.
Rileggendo alcuni dei racconti che ho scritto, mi sono reso conto che ci sono molte storie della mia adolescenza che non vi ho raccontato, per cui ho deciso di iniziare una nuova serie di racconti che si inseriscono temporalmente tra alcune delle storie che vi ho già raccontato.
Ad esempio vi voglio raccontare la storia di Federico, detto Chicco, e del suo amico Walter.
Chicco e Walter abitavano nello steso complesso dove eravamo andati ad abitare noi nel marzo del 1978, anche loro frequentavano come me l’ITIS, io ero in quarta e loro in terza, per cui ci vedevamo spesso alla fermata del bus o ci si incrociava a scuola nei corridoi. Così, pur non essendoci molta confidenza ci si salutava ed a volte si scambiava qualche parola.
A giugno la scuola era finita. Tra poco sarebbero usciti i tabelloni ed ognuno di noi avrebbe saputo come gli sarebbe toccato passare l’estate: se a divertirsi o a studiare per gli esami di riparazione.
Arrivò il giorno fatidico. Presi l’autobus ed arrivato a scuola andai subito a guardare i cartelloni. Perfetto: promosso. Cercai qualche compagno di classe, ma non ce n’era nessuno. Scambiai quattro chiacchiere con qualcuno che conoscevo di altre classi e poi decisi di tornare a casa.
Mentre uscivo incrociai Chicco e Walter. Li salutai e chiesi come era andata. Mi dissero bene. Anche loro erano stati promossi. Ci incamminammo insieme fino al bus e facemmo insieme il viaggio per tornare a casa.
Era la prima volta che scambiavamo più di qualche parola, e trovai che i due ragazzi erano molto simpatici. Ed, a ben guardare anche piuttosto carini. Sapete com’è una chiacchiera tira l’altra e dopo un po’ osservai che li vedevo sempre in coppia, come i carabinieri. Mi risposero che si conoscevano fin dall’asilo ed erano praticamente come fratelli.
Intanto eravamo arrivati. Scesi dall’autobus ci incamminammo verso un sentiero sterrato che tagliava in mezzo ai giardini e che era la scorciatoia per arrivare al nostro complesso di villette. Arrivati alla portineria li salutai andando verso casa. Anche loro salutarono prendendo il vialetto opposto al mio.
Arrivato a casa diedi la buona notizia a mia madre e poi chiamai mio padre in studio per informare anche lui delle mia promozione. Entrambi furono contenti.
Dopo pranzo decisi di scendere nei box per dare una sistemata alla bici. Devo spiegare che il complesso dove vivevo era stato costruito con grande cura, separando la viabilità pedonale da quella carrabile che si trovava nel livello sotterraneo. In pratica dagli ingressi carrai si entrava in una serie di strade sotterranee che conducevano alla zona dei box situati sotto le rispettive abitazioni, e raggiungibili dall’interno tramite una scala che scendeva dall’ingresso.
Scesi la scala ed entrai nel box, cominciando ad armeggiare con la bici. Regolai i freni, ispezionai le gomme ed ingrassai la catena. Dopo tutto questo decisi di lavare la bici; uscii dal box per andare a prendere dell’acqua con un secchio in uno dei rubinetti disposti lungo le pareti. Mentre camminavo passai davanti ad un box chiuso dal quale uscivano delle voci. All’inizio non ci feci caso, ma tornando mi colpì il suono di una risatina. Mi avvicinai e mi misi ad ascoltare. Dopo poco riconobbi le voci di Chicco e Walter, ma non riuscivo a capire cosa dicessero. Pensai che anche loro stessero facendo qualche lavoretto quando sentii chiaramente un lamento. Le porte dei box avevano in alto una fascia traforata per il ricambio dell’aria, svuotai il secchio e lo capovolsi, poi ci salii in piedi e raggiunsi i buchi per sbirciare all’interno.
La luce era accesa e non vi dico la sorpresa quando vidi la scena che si svolgeva all’interno.
Walter e Chicco erano appoggiati ad una specie di banco da lavoro, i pantaloni e le mutande calati fino alle caviglie ed ognuno stringeva nelle mani il cazzo dell’altro segandosi reciprocamente con grande passione. Stetti a guardare per un po’, mentre mi menavo il cazzo sotto la tuta. Poi i due dopo un ultima serie di mugolii spararono tutta la loro sborra sul pavimento di cemento e restarono ansimanti a riprendersi.
Decisi che era meglio andare prima di essere scoperto, così tornai al mio box senza farmi vedere.
A sera dopo cena ripensai a quanto avevo visto, certo si aprivano interessanti prospettive, ma bisognava andarci piano. Mi addormentai cercando di escogitare un piano.
L’occasione si presentò due giorni dopo. Stavo uscendo dal box con la bici e passando davanti al box del misfatto vidi Chicco che ne usciva. Ci salutammo e andammo insieme verso l’uscita del passo carraio. Gli chiesi se quello era il suo box. E lui mi rispose che era uno dei due che i suoi avevano acquistato. Uno era sotto casa e lo usavano per le vetture, mentre quello era una specie di magazzino dove tenevano le cose del campeggio. Gli dissi che certo era una bella comodità avere un locale come quello, feci una pausa, soprattutto se si voleva stare per i fatti propri, magari in compagnia. Mi guardò e rispose distrattamente assentendo. Poi sembrò che un sospetto si insinuasse nei suoi pensieri sul reale significato delle mie parole.
Si blocco e mi guardò di nuovo era impallidito e mi fissava guardingo cercando di capire quali fossero le mie intenzioni. Immaginavo come doveva sentirsi e mi affrettai a tranquillizzarlo.
“Ehi! Non preoccuparti! Il vostro segreto è al sicuro! Io non dirò niente a nessuno.”
Continuava a fissarmi. Finalmente riprese fiato e colore, anche se era ancora titubante.
“Davvero?”
“Certo.” E decisi di gettare la maschera. “Anche a me piacciono certi giochi….”
“Davvero!”
“Però sei un po’ monotono, non sai dire altro!” Ridemmo insieme. E la tensione si allentò.
Uscimmo nel parco e ci sedemmo su una panchina.
Gli raccontai un po’ di me e lui parte della sua storia e delle sue esperienze.
Poi gli dissi che comunque il box delle loro godute non era un posto sicuro: se li avevo scoperti io poteva farlo chiunque. Mi spiegò che era il solo posto che avevano trovato per divertirsi un po’. Gli chiesi che tipo di rapporto c’era tra lui e Walter, mi rispose che si divertivano e basta. Poi gli chiesi se aveva avuto altre esperienze, arrossi e disse di no che faceva quelle cose solo con Walter.
A quel punto gli dissi che c’erano molti posti dove si poteva andare a divertirsi e gli raccontai delle mie scorribande all’Idroscalo, offrendomi di accompagnarli, e proposi di andarci il pomeriggio seguente.
Chicco si dimostrò subito molto interessato e disse che ne avrebbe parlato a Walter quello sera stessa. Ci salutammo e proseguimmo ognuno per la sua strada.
L’esca era lanciata, non restava che aspettare.
La mattina seguente sentii suonare il citofono, era Chicco che confermava l’appuntamento per il pomeriggio, concordammo di vederci alle 14:00.
Alle due ero già al cancello in attesa. Arrivarono quasi subito. Chicco con un gran sorriso, Walter un po’ imbarazzato. Ma una bella stretta di mano ed una pacca sul sedere mise tutti a proprio agio.
Uscimmo e pedalando ci dirigemmo verso il parco dell’Idroscalo.
Per via delle auto dovevamo spesso procedere in colonna e guardare quei sederi sodi e tondi issati su quei sellini stretti mi faceva già formicolare il cazzo negli short.
All’ingresso del parco feci da guida fino alla famosa zona dei bagni pubblici. Ci fermammo per bere e rinfrescarci e feci notare ai due ragazzi il movimento che c’era in giro, raccontando anche qualche aneddoto.
Vidi chiaramente l’effetto delle mie parole sui bozzi tra le loro gambe…..
Ok era il momento di darsi da fare.
Condussi Chicco e Walter dietro i bagni e poi al di là della strada lungo il sentiero che portava alla zona nudisti.
Lungo il sentiero incontrammo un paio di tipi che ci squadrarono dalla testa ai piedi.
I miei due nuovi amici sembravano un po’ tesi. Li rassicurai assicurandoli che c’era da divertirsi. Sorrisero guardandosi.
Il bello fu quando arrivammo al declivio che scende fino alla roggia e Chicco e Walter videro un discreto numero di persone che in costume adamitico erano sdraiate ad abbronzarsi.
Osservai con un mezzo sorriso le loro espressioni stupite, poi dissi: “Benvenuti alla spiaggia nudista dell’Idroscalo!”
Appoggiammo le bici ad un albero, io presi il telo mare che avevo portato con me e li invitai a seguirmi.
Scendemmo lungo il prato fino ad arrivare all’angolo più lontano ed avere così una vista completa della spiaggia. Posizionai il telo e mi sedetti a gambe incrociate. Chicco e Walter si guardavano intorno passando da un bagnante all’altro.
Si sedettero anche loro e vidi che i bozzi tra le gambe erano ben sollecitati.
“Ok ragazzi, qui c’è una regola si può stare solo se ci si spoglia.” E senza attendere oltre inizio a togliermi le scarpe e le calze. Poi sfilo la maglietta restando a torso nudo. Intorno molti dei “bagnanti” osservavano, alcuni carezzandosi tra le gambe. Mi alzo e levo i calzoncini restando in mutande. Sorrido ai due sempre più stralunati. Poi mi risiedo, afferro l’elastico degli slip e sollevando le gambe lo faccio scivolare sotto il culo fino a sfilarlo restando nudo di fronte a loro.
Questo spogliarello improvvisato mi ha eccitato ed ho il cazzo mezzo in tiro. Chicco e Walter hanno gli occhi puntati lì.
“Beh? Cosa state aspettando?”
Si guardano. Poi Walter fa la prima mossa sfilandosi la maglietta, ha un bel torace ben disegnato, con piccoli capezzoli chiari e un addome piatto e liscio. Si sfila le scarpe ancora allacciate. Ora si guarda in giro titubante. Poi in un sol colpo si abbassa pantaloncini e mutande insieme e li sfila gettandoli di lato sopra la maglietta. Ora è nudo con solo i calzini addosso. Ha un gran bel cazzo dritto e liscio decisamente grosso, saranno più di 15 centimetri ed è già pronto bello dritto. Un po’ imbarazzato dagli sguardi della spiaggia, ma anche eccitato dalla situazione si rimette seduto cercando di nascondere l’imponente erezione con le mani.
Chicco nel frattempo si sta pastrugnando l’uccello da sopra i calzoncini.
Sia io che Walter ci voltiamo a guardarlo. E visto che non si decide, dopo un’occhiata d’intesa, lo atterriamo e cominciamo a spogliarlo.
Chicco cerca di opporre resistenza, ma si capisce che cederà. Walter gli afferra la maglietta e gliela sfila, mentre ha le braccia costrette verso l’alto ne approfitto e gli sfilo gli short da sotto le chiappe. Rimasto in mutande le afferra per l’elastico cercando di impedire che gli vengano tolte, ma in due ci mettiamo un attimo a liberarle e farle scivolare via lungo le gambe.
Per tenerlo fermo Walter gli è salito sul petto a cavalcioni ed ora il suo cazzo duro e teso è a pochi centimetri dal volto di Chicco. Anche il cazzo di Chicco è dritto e scappellato, lucido di presperma.
Walter accompagna le braccia di Chicco, che aveva trattenuto fino ad allora, verso il suo attrezzo e Chicco subito stringe il cazzo dell’amico cominciando ad andare su è giù lentamente, mentre fissava Walter negli occhi e Walter sospirava.
Intorno a noi molti dei presenti si erano girati a guardare lo spettacolo e si masturbavano, ma nessuno si era ancor avvicinato.
Da dove ero potevo vedere il culo sodo di Walter posato sull’addome di Chicco e davanti il suo cazzo duro, era più corto di quello di Walter, ma più grosso. Allungai una mano e lo afferrai Chicco ebbe un fremito. Iniziai a fare andare la mano su e giù lungo quel bel pezzo di carne. Intanto mi segavo il cazzo.
Walter era concentrato a godersi la sega che l’amico gli stava facendo.
Da dietro mi sono avvicinato e mentre masturbavo Chicco, ho cominciato a baciare la schiena di Walter, e poi salendo il collo ed a leccargli i lobi delle orecchie. Poi sono tornato indietro sempre baciando e leccando fino ad arrivare all’attaccatura delle chiappe. Lì ho cominciato ad infilare la lingua nello spazio tra il culo di Walter e l’addome di Chicco. Walter preso dalle sensazioni che stava provando respirava profondamente. Lentamente lo spinsi in avanti fino a che il culo si sollevò, gli allargai le chiappe con due dita scoprendo il buchetto roseo e subito inizia a leccarlo. Walter sorpreso si irrigidì, ma subito dopo lo sentii rilassarsi e godersi la sua prima leccata di culo.
Dopo un paio di minuti abbandonai il culo di Walter e scesi lungo l’addome di Chicco fino ad arrivare al suo cazzo che continuavo a segare piano. Mi sono abbassato ed ho leccato la punta della cappella raccogliendo un po’ del liquido che usciva dal buchino. Chicco ha avuto uno scatto. Walter si è girato a guardare e sorridendo lo ha tranquillizzato. Sono sceso lungo l’asta leccandola per tutta la lunghezza, poi ho preso i coglioni in mano e stirando la pelle li stuzzicavo con la punta della lingua. Chicco era tormentato da fremiti e brividi, travolto dalle sensazioni che provava. Sono tornato sulla punta e piano mi sono infilato in bocca tutto quel bel pezzo di carne. Ho sentito Chicco emettere un lungo lamento. Girando la lingua intorno alla cappella ho cominciato a succhiare facendo entrare e uscire il cazzo dalla mia bocca calda. Subito Chicco ha cominciato istintivamente a muovere il bacino per assecondare il mio pompino.
Poi improvvisamente l’ho sentito fermarsi. Ho alzato lo sguardo ed ho visto Walter che si era sollevato reggendosi sulle braccia, aveva avvicinato il suo cazzone alla bocca di Chicco e lo faceva strusciare a destra e a sinistra. Chicco dopo un attimo di esitazione apri le labbra e si fece scivolare in bocca la cappella di Walter. Continuando a succhiare ho seguito il cazzone di Walter che lentamente affondava nella bocca di Chicco. Poi l’ho sentito tossire, ma non ha mollato la presa. Walter ansimava muovendosi lentamente per far scivolare il cazzo dentro e fuori dalle labbra di Chicco.
Chicco con la bocca riempita riusciva solo a mugolare. Mentre lo succhiavo sono sceso con la mano sotto il culo e con un dito ho cominciato a sfiorargli il buco, l’ho sentito allargare un po’ le gambe, allora ho inumidito il dito di saliva ed ho iniziato e premere dolcemente sul buchetto. Prima ha stretto lo sfintere, poi continuando a massaggiarlo con il dito inumidito si è rilassato, ho spinto un poco ed il dito ha iniziato a scivolare nel buco, ho sentito il cazzo di Chicco avere uno spasimo nella mia bocca non appena ho messo dentro quasi tutto il dito fino a toccargli la prostata.
Walter ora si muoveva più veloce scopando Chicco in bocca, dai lati delle labbra colava la saliva.
Muovevo il dito nel culo di Chicco e intanto succhiavo sempre più velocemente, all’improvviso ho sentito il cazzo gonfiarsi nella mia bocca e subito dopo un getto potente di sborra calda arrivarmi in gola. Ho stretto le labbra mentre sentivo sotto di me il corpo di Chicco scosso dai fremiti. Ha scaricato almeno altri cinque getti nella mia bocca che ho subito gustato ed ingoiato, mmhhh, era dolcissima!
Walter ansimava ormai vicino a sborrare, improvvisamente ha estratto il cazzo dalla bocca di Chicco ed ha preso a menarselo violentemente. Con un balzo mi sono messo tra i due appena in tempo per prendermi in faccia la copiosa sborrata di Walter. Intanto mi stavo segando ed in breve sono venuto sulle gambe di Chicco.
Ora, passato il momento, i due ragazzi erano esausti ma soddisfatti l’uno accanto all’altro. Chicco con gli occhi chiusi stava lentamente riprendendo il normale ritmo della respirazione. Il cazzo mollemente appoggiato ad una coscia. Anche Walter appoggiato alla spalla dell’amico rifiatava.
Mi avvicinai ad entrambi e diedi un bacio sulle labbra a ciascuno. Poi iniziai a rivestirmi e loro subito mi imitarono.
Riprendemmo le biciclette e ci avviammo verso casa. Nessuno parlava. Arrivati al cancello dei box ci fermammo. Chicco mi guardò sorridendo: “Grazie Sergio! E’ stato fantastico!” e subito Walter aggiunse: “Assolutamente incredibile! Dobbiamo assolutamente rifarlo.”
Mi avvicinai. Strinsi ad entrambi le chiappe tra le mani e dissi: “Quando volete ragazzi. Ho ancora molte cose da farvi provare.” E non passo molto tempo……
Ad esempio vi voglio raccontare la storia di Federico, detto Chicco, e del suo amico Walter.
Chicco e Walter abitavano nello steso complesso dove eravamo andati ad abitare noi nel marzo del 1978, anche loro frequentavano come me l’ITIS, io ero in quarta e loro in terza, per cui ci vedevamo spesso alla fermata del bus o ci si incrociava a scuola nei corridoi. Così, pur non essendoci molta confidenza ci si salutava ed a volte si scambiava qualche parola.
A giugno la scuola era finita. Tra poco sarebbero usciti i tabelloni ed ognuno di noi avrebbe saputo come gli sarebbe toccato passare l’estate: se a divertirsi o a studiare per gli esami di riparazione.
Arrivò il giorno fatidico. Presi l’autobus ed arrivato a scuola andai subito a guardare i cartelloni. Perfetto: promosso. Cercai qualche compagno di classe, ma non ce n’era nessuno. Scambiai quattro chiacchiere con qualcuno che conoscevo di altre classi e poi decisi di tornare a casa.
Mentre uscivo incrociai Chicco e Walter. Li salutai e chiesi come era andata. Mi dissero bene. Anche loro erano stati promossi. Ci incamminammo insieme fino al bus e facemmo insieme il viaggio per tornare a casa.
Era la prima volta che scambiavamo più di qualche parola, e trovai che i due ragazzi erano molto simpatici. Ed, a ben guardare anche piuttosto carini. Sapete com’è una chiacchiera tira l’altra e dopo un po’ osservai che li vedevo sempre in coppia, come i carabinieri. Mi risposero che si conoscevano fin dall’asilo ed erano praticamente come fratelli.
Intanto eravamo arrivati. Scesi dall’autobus ci incamminammo verso un sentiero sterrato che tagliava in mezzo ai giardini e che era la scorciatoia per arrivare al nostro complesso di villette. Arrivati alla portineria li salutai andando verso casa. Anche loro salutarono prendendo il vialetto opposto al mio.
Arrivato a casa diedi la buona notizia a mia madre e poi chiamai mio padre in studio per informare anche lui delle mia promozione. Entrambi furono contenti.
Dopo pranzo decisi di scendere nei box per dare una sistemata alla bici. Devo spiegare che il complesso dove vivevo era stato costruito con grande cura, separando la viabilità pedonale da quella carrabile che si trovava nel livello sotterraneo. In pratica dagli ingressi carrai si entrava in una serie di strade sotterranee che conducevano alla zona dei box situati sotto le rispettive abitazioni, e raggiungibili dall’interno tramite una scala che scendeva dall’ingresso.
Scesi la scala ed entrai nel box, cominciando ad armeggiare con la bici. Regolai i freni, ispezionai le gomme ed ingrassai la catena. Dopo tutto questo decisi di lavare la bici; uscii dal box per andare a prendere dell’acqua con un secchio in uno dei rubinetti disposti lungo le pareti. Mentre camminavo passai davanti ad un box chiuso dal quale uscivano delle voci. All’inizio non ci feci caso, ma tornando mi colpì il suono di una risatina. Mi avvicinai e mi misi ad ascoltare. Dopo poco riconobbi le voci di Chicco e Walter, ma non riuscivo a capire cosa dicessero. Pensai che anche loro stessero facendo qualche lavoretto quando sentii chiaramente un lamento. Le porte dei box avevano in alto una fascia traforata per il ricambio dell’aria, svuotai il secchio e lo capovolsi, poi ci salii in piedi e raggiunsi i buchi per sbirciare all’interno.
La luce era accesa e non vi dico la sorpresa quando vidi la scena che si svolgeva all’interno.
Walter e Chicco erano appoggiati ad una specie di banco da lavoro, i pantaloni e le mutande calati fino alle caviglie ed ognuno stringeva nelle mani il cazzo dell’altro segandosi reciprocamente con grande passione. Stetti a guardare per un po’, mentre mi menavo il cazzo sotto la tuta. Poi i due dopo un ultima serie di mugolii spararono tutta la loro sborra sul pavimento di cemento e restarono ansimanti a riprendersi.
Decisi che era meglio andare prima di essere scoperto, così tornai al mio box senza farmi vedere.
A sera dopo cena ripensai a quanto avevo visto, certo si aprivano interessanti prospettive, ma bisognava andarci piano. Mi addormentai cercando di escogitare un piano.
L’occasione si presentò due giorni dopo. Stavo uscendo dal box con la bici e passando davanti al box del misfatto vidi Chicco che ne usciva. Ci salutammo e andammo insieme verso l’uscita del passo carraio. Gli chiesi se quello era il suo box. E lui mi rispose che era uno dei due che i suoi avevano acquistato. Uno era sotto casa e lo usavano per le vetture, mentre quello era una specie di magazzino dove tenevano le cose del campeggio. Gli dissi che certo era una bella comodità avere un locale come quello, feci una pausa, soprattutto se si voleva stare per i fatti propri, magari in compagnia. Mi guardò e rispose distrattamente assentendo. Poi sembrò che un sospetto si insinuasse nei suoi pensieri sul reale significato delle mie parole.
Si blocco e mi guardò di nuovo era impallidito e mi fissava guardingo cercando di capire quali fossero le mie intenzioni. Immaginavo come doveva sentirsi e mi affrettai a tranquillizzarlo.
“Ehi! Non preoccuparti! Il vostro segreto è al sicuro! Io non dirò niente a nessuno.”
Continuava a fissarmi. Finalmente riprese fiato e colore, anche se era ancora titubante.
“Davvero?”
“Certo.” E decisi di gettare la maschera. “Anche a me piacciono certi giochi….”
“Davvero!”
“Però sei un po’ monotono, non sai dire altro!” Ridemmo insieme. E la tensione si allentò.
Uscimmo nel parco e ci sedemmo su una panchina.
Gli raccontai un po’ di me e lui parte della sua storia e delle sue esperienze.
Poi gli dissi che comunque il box delle loro godute non era un posto sicuro: se li avevo scoperti io poteva farlo chiunque. Mi spiegò che era il solo posto che avevano trovato per divertirsi un po’. Gli chiesi che tipo di rapporto c’era tra lui e Walter, mi rispose che si divertivano e basta. Poi gli chiesi se aveva avuto altre esperienze, arrossi e disse di no che faceva quelle cose solo con Walter.
A quel punto gli dissi che c’erano molti posti dove si poteva andare a divertirsi e gli raccontai delle mie scorribande all’Idroscalo, offrendomi di accompagnarli, e proposi di andarci il pomeriggio seguente.
Chicco si dimostrò subito molto interessato e disse che ne avrebbe parlato a Walter quello sera stessa. Ci salutammo e proseguimmo ognuno per la sua strada.
L’esca era lanciata, non restava che aspettare.
La mattina seguente sentii suonare il citofono, era Chicco che confermava l’appuntamento per il pomeriggio, concordammo di vederci alle 14:00.
Alle due ero già al cancello in attesa. Arrivarono quasi subito. Chicco con un gran sorriso, Walter un po’ imbarazzato. Ma una bella stretta di mano ed una pacca sul sedere mise tutti a proprio agio.
Uscimmo e pedalando ci dirigemmo verso il parco dell’Idroscalo.
Per via delle auto dovevamo spesso procedere in colonna e guardare quei sederi sodi e tondi issati su quei sellini stretti mi faceva già formicolare il cazzo negli short.
All’ingresso del parco feci da guida fino alla famosa zona dei bagni pubblici. Ci fermammo per bere e rinfrescarci e feci notare ai due ragazzi il movimento che c’era in giro, raccontando anche qualche aneddoto.
Vidi chiaramente l’effetto delle mie parole sui bozzi tra le loro gambe…..
Ok era il momento di darsi da fare.
Condussi Chicco e Walter dietro i bagni e poi al di là della strada lungo il sentiero che portava alla zona nudisti.
Lungo il sentiero incontrammo un paio di tipi che ci squadrarono dalla testa ai piedi.
I miei due nuovi amici sembravano un po’ tesi. Li rassicurai assicurandoli che c’era da divertirsi. Sorrisero guardandosi.
Il bello fu quando arrivammo al declivio che scende fino alla roggia e Chicco e Walter videro un discreto numero di persone che in costume adamitico erano sdraiate ad abbronzarsi.
Osservai con un mezzo sorriso le loro espressioni stupite, poi dissi: “Benvenuti alla spiaggia nudista dell’Idroscalo!”
Appoggiammo le bici ad un albero, io presi il telo mare che avevo portato con me e li invitai a seguirmi.
Scendemmo lungo il prato fino ad arrivare all’angolo più lontano ed avere così una vista completa della spiaggia. Posizionai il telo e mi sedetti a gambe incrociate. Chicco e Walter si guardavano intorno passando da un bagnante all’altro.
Si sedettero anche loro e vidi che i bozzi tra le gambe erano ben sollecitati.
“Ok ragazzi, qui c’è una regola si può stare solo se ci si spoglia.” E senza attendere oltre inizio a togliermi le scarpe e le calze. Poi sfilo la maglietta restando a torso nudo. Intorno molti dei “bagnanti” osservavano, alcuni carezzandosi tra le gambe. Mi alzo e levo i calzoncini restando in mutande. Sorrido ai due sempre più stralunati. Poi mi risiedo, afferro l’elastico degli slip e sollevando le gambe lo faccio scivolare sotto il culo fino a sfilarlo restando nudo di fronte a loro.
Questo spogliarello improvvisato mi ha eccitato ed ho il cazzo mezzo in tiro. Chicco e Walter hanno gli occhi puntati lì.
“Beh? Cosa state aspettando?”
Si guardano. Poi Walter fa la prima mossa sfilandosi la maglietta, ha un bel torace ben disegnato, con piccoli capezzoli chiari e un addome piatto e liscio. Si sfila le scarpe ancora allacciate. Ora si guarda in giro titubante. Poi in un sol colpo si abbassa pantaloncini e mutande insieme e li sfila gettandoli di lato sopra la maglietta. Ora è nudo con solo i calzini addosso. Ha un gran bel cazzo dritto e liscio decisamente grosso, saranno più di 15 centimetri ed è già pronto bello dritto. Un po’ imbarazzato dagli sguardi della spiaggia, ma anche eccitato dalla situazione si rimette seduto cercando di nascondere l’imponente erezione con le mani.
Chicco nel frattempo si sta pastrugnando l’uccello da sopra i calzoncini.
Sia io che Walter ci voltiamo a guardarlo. E visto che non si decide, dopo un’occhiata d’intesa, lo atterriamo e cominciamo a spogliarlo.
Chicco cerca di opporre resistenza, ma si capisce che cederà. Walter gli afferra la maglietta e gliela sfila, mentre ha le braccia costrette verso l’alto ne approfitto e gli sfilo gli short da sotto le chiappe. Rimasto in mutande le afferra per l’elastico cercando di impedire che gli vengano tolte, ma in due ci mettiamo un attimo a liberarle e farle scivolare via lungo le gambe.
Per tenerlo fermo Walter gli è salito sul petto a cavalcioni ed ora il suo cazzo duro e teso è a pochi centimetri dal volto di Chicco. Anche il cazzo di Chicco è dritto e scappellato, lucido di presperma.
Walter accompagna le braccia di Chicco, che aveva trattenuto fino ad allora, verso il suo attrezzo e Chicco subito stringe il cazzo dell’amico cominciando ad andare su è giù lentamente, mentre fissava Walter negli occhi e Walter sospirava.
Intorno a noi molti dei presenti si erano girati a guardare lo spettacolo e si masturbavano, ma nessuno si era ancor avvicinato.
Da dove ero potevo vedere il culo sodo di Walter posato sull’addome di Chicco e davanti il suo cazzo duro, era più corto di quello di Walter, ma più grosso. Allungai una mano e lo afferrai Chicco ebbe un fremito. Iniziai a fare andare la mano su e giù lungo quel bel pezzo di carne. Intanto mi segavo il cazzo.
Walter era concentrato a godersi la sega che l’amico gli stava facendo.
Da dietro mi sono avvicinato e mentre masturbavo Chicco, ho cominciato a baciare la schiena di Walter, e poi salendo il collo ed a leccargli i lobi delle orecchie. Poi sono tornato indietro sempre baciando e leccando fino ad arrivare all’attaccatura delle chiappe. Lì ho cominciato ad infilare la lingua nello spazio tra il culo di Walter e l’addome di Chicco. Walter preso dalle sensazioni che stava provando respirava profondamente. Lentamente lo spinsi in avanti fino a che il culo si sollevò, gli allargai le chiappe con due dita scoprendo il buchetto roseo e subito inizia a leccarlo. Walter sorpreso si irrigidì, ma subito dopo lo sentii rilassarsi e godersi la sua prima leccata di culo.
Dopo un paio di minuti abbandonai il culo di Walter e scesi lungo l’addome di Chicco fino ad arrivare al suo cazzo che continuavo a segare piano. Mi sono abbassato ed ho leccato la punta della cappella raccogliendo un po’ del liquido che usciva dal buchino. Chicco ha avuto uno scatto. Walter si è girato a guardare e sorridendo lo ha tranquillizzato. Sono sceso lungo l’asta leccandola per tutta la lunghezza, poi ho preso i coglioni in mano e stirando la pelle li stuzzicavo con la punta della lingua. Chicco era tormentato da fremiti e brividi, travolto dalle sensazioni che provava. Sono tornato sulla punta e piano mi sono infilato in bocca tutto quel bel pezzo di carne. Ho sentito Chicco emettere un lungo lamento. Girando la lingua intorno alla cappella ho cominciato a succhiare facendo entrare e uscire il cazzo dalla mia bocca calda. Subito Chicco ha cominciato istintivamente a muovere il bacino per assecondare il mio pompino.
Poi improvvisamente l’ho sentito fermarsi. Ho alzato lo sguardo ed ho visto Walter che si era sollevato reggendosi sulle braccia, aveva avvicinato il suo cazzone alla bocca di Chicco e lo faceva strusciare a destra e a sinistra. Chicco dopo un attimo di esitazione apri le labbra e si fece scivolare in bocca la cappella di Walter. Continuando a succhiare ho seguito il cazzone di Walter che lentamente affondava nella bocca di Chicco. Poi l’ho sentito tossire, ma non ha mollato la presa. Walter ansimava muovendosi lentamente per far scivolare il cazzo dentro e fuori dalle labbra di Chicco.
Chicco con la bocca riempita riusciva solo a mugolare. Mentre lo succhiavo sono sceso con la mano sotto il culo e con un dito ho cominciato a sfiorargli il buco, l’ho sentito allargare un po’ le gambe, allora ho inumidito il dito di saliva ed ho iniziato e premere dolcemente sul buchetto. Prima ha stretto lo sfintere, poi continuando a massaggiarlo con il dito inumidito si è rilassato, ho spinto un poco ed il dito ha iniziato a scivolare nel buco, ho sentito il cazzo di Chicco avere uno spasimo nella mia bocca non appena ho messo dentro quasi tutto il dito fino a toccargli la prostata.
Walter ora si muoveva più veloce scopando Chicco in bocca, dai lati delle labbra colava la saliva.
Muovevo il dito nel culo di Chicco e intanto succhiavo sempre più velocemente, all’improvviso ho sentito il cazzo gonfiarsi nella mia bocca e subito dopo un getto potente di sborra calda arrivarmi in gola. Ho stretto le labbra mentre sentivo sotto di me il corpo di Chicco scosso dai fremiti. Ha scaricato almeno altri cinque getti nella mia bocca che ho subito gustato ed ingoiato, mmhhh, era dolcissima!
Walter ansimava ormai vicino a sborrare, improvvisamente ha estratto il cazzo dalla bocca di Chicco ed ha preso a menarselo violentemente. Con un balzo mi sono messo tra i due appena in tempo per prendermi in faccia la copiosa sborrata di Walter. Intanto mi stavo segando ed in breve sono venuto sulle gambe di Chicco.
Ora, passato il momento, i due ragazzi erano esausti ma soddisfatti l’uno accanto all’altro. Chicco con gli occhi chiusi stava lentamente riprendendo il normale ritmo della respirazione. Il cazzo mollemente appoggiato ad una coscia. Anche Walter appoggiato alla spalla dell’amico rifiatava.
Mi avvicinai ad entrambi e diedi un bacio sulle labbra a ciascuno. Poi iniziai a rivestirmi e loro subito mi imitarono.
Riprendemmo le biciclette e ci avviammo verso casa. Nessuno parlava. Arrivati al cancello dei box ci fermammo. Chicco mi guardò sorridendo: “Grazie Sergio! E’ stato fantastico!” e subito Walter aggiunse: “Assolutamente incredibile! Dobbiamo assolutamente rifarlo.”
Mi avvicinai. Strinsi ad entrambi le chiappe tra le mani e dissi: “Quando volete ragazzi. Ho ancora molte cose da farvi provare.” E non passo molto tempo……
Iscriviti a:
Post (Atom)
