Translate

lunedì 16 febbraio 2009

34. I Facchini della Cooperativa

Ragazzi, vi devo raccontare un episodio davvero fantastico.

Qualche giorno fa in azienda hanno deciso di fare un po’ di spostamenti trasferendo alcuni uffici in una nuova palazzina. Tra questi anche il mio. Se l’avete vissuto sapete che razza di rottura sia: inscatola tutto, etichetta tutto, etc.
Alla fine tutto era pronto per il trasloco programmato per la domenica successiva. Alla sera del Venerdì bisognava decidere chi sarebbe venuto a sovrintendere il carico, lo scarico e la sistemazione nei nuovi uffici. Io sarei stato da solo, perché mia moglie andava a trovare sua sorella, quindi mi sono offerto volontario.

Domenica mattina, ore 07:30. Arrivo sotto l’ufficio e vedo che ci sono già alcuni operai che hanno iniziato a trasportare fuori scatole e mobilio per caricare un furgone posteggiato lì di fronte.
Salgo le scale per vedere a che punto sono. Sono in cinque. Tre sono italiani sui 40/50 anni e si occupano del montascale e del carico del furgone, mentre gli altri due sembrano rumeni o albanesi, avranno sui 20 anni e dalla finestra caricano le scatole e le varie suppellettili sulla piattaforma del montascale.
Appena mi vedono salutano un po’ intimiditi. Resto ad osservare le loro attività e sono subito attirato dai loro fondo schiena, infatti quando si piegano per sollevare gli scatoloni i pantaloni delle tute da lavoro si abbassano scoprendo il bordo delle mutande e a volte anche l’inizio della spaccatura delle chiappe. Beh, visto che dovrò passare qui mezza giornata almeno avrò di che distrarmi….!!!

A metà mattina hanno quasi completato il carico, offro a tutti un caffè, gli italiani lo prendono e poi vanno a berselo parlottando tra loro, mentre io mi intrattengo con i due ragazzi.
Scopro che sono rumeni, si chiamano Florin e Cosmin, sono dello stesso paese e sono arrivati in Italia insieme 3 anni fa.
Dopo la pausa riprendono a caricare. Il sole ha scaldato la giornata ed i due ragazzi si levano il giubbetto restando in maglietta. Ora che siamo sotto a finire di caricare il furgone posso godermi anche lo spettacolo delle magliette che si sollevano lasciando scoperto l’addome e facendo intravedere i muscoli tesi per lo sforzo e la striscia di peluria che dall’ombelico scende nei pantaloni.
Ok. Basta, se no mi viene duro.

Li precedo ai nuovi uffici. Lì ci sono altri operai, elettricisti, carpentieri, imbianchini, tutti che danno gli ultimi ritocchi.
Arriva il furgone e ricomincia tutto all’inverso. Si scarica e si trasporta tutto nei nuovi uffici.
Si è fatta l’ora di pranzo. Il responsabile tecnico delle infrastrutture della mia azienda mi invita a pranzare con lui, ovviamente devo accettare. Un panino veloce e si torna tutti al lavoro.
I miei due giovani rumeni stanno sistemando i mobili nei vari uffici. Riesco ancora a bearmi della vista delle loro chiappe quasi scoperte.
A metà pomeriggio sembra che non ci vorrà ancora molto. Bene penso, non vedo l’ora di andare a casa a farmi una doccia. Mi scappa da pisciare, vado al bagno, apro la porta e all’interno vedo Floris, ha lasciato la porta aperta e sta pisciando, si è calato i calzoni della tuta e mostra con noncuranza un culo fantastico avvolto dagli slip bianchi.
Mi scuso. Ma lui si scusa subito a sua volta per non aver chiuso la porta, ma abituato a stare sempre con altri maschi non sempre ci fa caso. Gli sorrido e lui mi risponde mostrando i denti bianchissimi incorniciati dalle labbra appena inumidite….sospiro tra me e me: Ah che ti farei !!!! Floris esce ed io vado in bagno.

Finalmente abbiamo finito. Raccolgo le mie cose e mi avvio alla bici. Ormai sta per imbrunire e l’aria si è fatta frizzante. Frugo nello zaino in cerca dei guanti che non trovo…accidenti devo averli dimenticati!
Mentre impreco tra me e me sento un clacson. Mi volto, sono Floris e Cosmin. Li saluto con la mano. Sento il furgone accelerare. Poi si arresta, innesta la retro e torna vicino a me. Floris, che guida, abbassa il finestrino e mi chiede se mi serve un passaggio. Rispondo che ho la mia bici. Lui però osserva che è tardi e fa freddo. Possiamo caricare la bici sul fugone e loro possono accompagnarmi dove voglio. Non ci ho pensato nemmeno un attimo, ho sistemato la bici nel cassone del furgone e sono salito.
La cabina è a tre posti, Cosmin è sceso per farmi salire nel mezzo. Siamo stretti uno accanto all’altro e il calore delle loro coscie attraverso la tuta è davvero piacevole.
Floris mi chiede dove deve portarmi. Ed io di rimando dove erano diretti loro. Cosmin risponde che sarebbero andati a mangiare una pizza e poi a casa a dormire. Beh anch’io devo mangiare e propongo di andare a mangiare la pizza tutti insieme. All’inizio sono un po’ imbarazzati, poi accettano.
Andiamo in una pizzeria vicino all’ufficio. La cena è piacevole allietata dalla conversazione e dal piacere di vedere due giovani mangiare con appetito. Vanno anche un bel paio di birre ed alla fine anche un buon grappino.
Usciamo dalla pizzeria decisamente allegri, sarà l’alcool che ci ha scaldato, sembriamo compagni di vecchia data.
E’ ora di andare a casa. Dico a Floris dove accompagnarmi e lui dice che è vicinissimo a dove abitano loro, allora decidiamo che andremo fino a casa loro e poi io andrò a casa in bici.
Durante il tragitto tra una battuta e l’altra è tutto uno sghignazzare. Ogni tanto Floris, ridendo ad una mia battuta, mi picchia con la mano sulla coscia. All’ennesima battuta gli metto la mano sulla sua fermandola sulla mia coscia. Lui si volta a guardarmi e me la stringe. Poi ride e dice qualcosa in rumeno a Cosmin, che ride a sua volta ed annuisce.
Siamo arrivati. E’ un vecchio palazzo con le tipiche case di ringhiera che si affacciano sul cortile interno. Floris entra nel cortile e posteggia il furgone. Scendiamo. Faccio per prendere la mia bicicletta, ma Cosmin dice che non è troppo tardi per un ultima birra e mi invita a salire da loro.
Saliamo tre piani a piedi e percorso il lungo ballatoio arriviamo all’ultima porta. Floris apre e mi fa accomodare in un grazioso monolocale devo dire molto ordinato.
L’unica stanza è occupata da un grande letto matrimoniale, un mobile da soggiorno disposto di fronte con sopra il tv, mentre su un lato si apre un cucinino con un piccolo tavolo. Immagino che l’unica altra porta sia il bagno.
Mi complimento su come hanno reso l’ambiente simpatico ed accogliente.
Mi invitano ad accomodarmi, mi siedo sul letto e Cosmin va al frigo prendere le birre e ce le porge. Beviamo a canna, ridendo ancora per le battute della serata.
Poco dopo l’atmosfera è sospesa. Sembra che stiamo tutti aspettando che accada qualcosa. Sono il più grande, tocca a me la prima mossa. Poggio la birra e allungo la mano a carezzare il viso quasi imberbe di Cosmin. Mi guarda e mi sorride. Faccio scivolare la mano dietro il collo sulla nuca e lo attiro verso di me. E’ docile e non oppone resistenza. In un attimo abbiamo le labbra incollate e con la lingua gli esploro la bocca. Il bacio si fa sempre più caldo e fremente. Mentre ci baciamo ci accarezziamo veloci. Gli tiro fuori la maglietta dai pantaloni per sentire la pelle morbida sotto le dita. Floris si è avvicinato e sta freneticamente abbassando la cerniera della mia felpa scoprendomi il torace, poi sento le sue mani sui capezzoli. Io intanto ho infilato le mie nei pantaloni di Cosmin fino ad arrivare a palpargli le chiappe. Continuiamo a limonare con irruenza tanto che abbiamo la bocca ed il mento fradici di saliva. Sento due mani che mi afferrano l’elastico dei pantaloni della tuta e me li abbassano insieme ai boxer. Una mano mi afferra il cazzo ormai durissimo e comincia a farmi una sega. Poi sento Floris infilarsi tra me e Cosmin e la sua bocca calda avvolgermi l’uccello in un fantastico pompino. Intanto ho quasi abbassato del tutto i pantaloni e le mutande di Cosmin. Con il dito ho raggiunto il buchetto e lo sto stuzzicando tutto intorno. Levo la mano e la porgo a Cosmin, che mi succhia un dito, torno al buco del culo e lo infilo quasi tutto, Cosmin ha un fremito. Il pompino di Floris mi ha fatto venire l’uccello durissimo. Non posso più aspettare. Afferro Cosmin per le spalle e lo sdraio sul letto, gli sollevo le gambe con ancora i pantaloni, mi sputo sulla mano e gli spalmo la saliva sul buchetto, poi appoggio la cappella e spingo con decisione. Cosmin fa un urletto. Entro con la cappella, è caldissimo, guardo Cosmin che, con gli occhi chiusi, si morde il labbro inferiore. Spingo ancora e sono dentro quasi del tutto. Cosmin si allarga le chiappe con le mani. Ritraggo un po’ il cazzo e poi con un'altra spinta glielo sbatto tutto dentro fino a sentire le mie palle contro le sue chiappe. Geme e mugola. Comincio a pompare veloce facendolo affondare nel materasso, grugnendo e gemendo, sento la morsa del suo ano stringere il mio cazzo, vedevo le contrazioni dello sfintere seguire il ritmo delle mie spinte. “Lo senti, ti sto scopando!” “Si! Sbattimi!” urla Cosmin. Meno colpi sempre più forti. "Sì, dai, ancora, ancora, daiiiiii", tutto quel bel corpo è squassato dai miei colpi. "Scopami scopami scopamiiiiiiiiii!" Gli risposi "Sìììììì" e con gli ultimi colpi ben assestati gli inondo il culo di sborra calda e cremosa. Sembrava che non finire più. Quasi nello stesso momento il suo cazzo si rizzò e cominciò a sparare sborra sul petto e sulla pancia.
In tutto questo Floris si era masturbato freneticamente, ma non appena tolsi il mio uccello ormai quasi del tutto moscio si impalò l’amico e con pochi rapidi colpi vidi che era vicinissimo all’orgasmo. Gli afferro il cazzo e quasi lo strappo fuori, me lo infilo tutto in bocca in tempo per farmela riempire di sborra.

Beh devo dire è stata una serata fantastica.

Ora stanno lavorando nei nuovi uffici per completare le ultime rifiniture e mi sto ingegnando su come fare il bis. Vi farò sapere.


Sergio.one61@gmail.com

33. Torino Cinema

A Torino, dove vivo, ci sono molti cinema porno dove andare a fare un po’ di battuage.
Io in particolare preferisco quello in centro vicino alla stazione di P.ta Nuova.
Come al solito l’ho scoperto via internet consultando le guide gay on-line. Gli utenti lo valutavano piuttosto bene, così ho deciso di provare.

E’ un sabato pomeriggio di luglio, arrivo al cinema che sono già accaldato. Entro ed apprezzo l’aria condizionata. Pago il biglietto e scendo le scale per entrare in sala.
Aspetto che gli occhi si abituino all’oscurità e poi vado a sedermi.

Per un po’ guardo il film, poi comincio a guardarmi in giro, non sembra ci sia un gran movimento.
Decido di alzarmi ed andare a fumarmi una sigaretta.

Salgo nell’ammezzato e mi guardo in giro per trovare un posto, passeggiando trovo l’ingresso della galleria, ma anche lì sembra non ci sia gran che, incrocio un paio di vecchietti e nulla più.
Di fronte alla galleria un’altra scala scende verso la platea, scendo e girato l’angolo interrompo due tipi, uno con l’uccello di fuori e l’altro che glielo succhiava. Si ricompongono in fretta e si allontanano verso le porte in legno che danno accesso alla platea.
Mi dispiace. Comunque resto solo e mi accendo la mia sigaretta.
Poco dopo sento la porta aprirsi ed un tipo, sui 40 ben messo, mi passa accanto, mi lancia un’occhiata e poi prosegue salendo verso la galleria.
Beh, forse con un po’ di pazienza qualcosa si trova…

Spengo la sigaretta e torno in platea entrando dalla parte posteriore. Ci sono un po’ di uomini che passeggiano dietro l’ultima fila. Sul lato sinistro della sala vedo un certo movimento. Passeggio anch’io fin là e scopro che, semi nascosta da due grosse colonne c’è un area quasi buia dove alcune figure stanno appoggiate al muro o alle colonne ad aspettare.
Mi addentro nell’ombra e vedo i soliti vecchietti che si toccano tra le gambe, un paio sono impegnati a toccarsi a vicenda. Gli altri sono lì che aspettano. Non ho visto nulla di interessante.
Mi accingo a tornare a sedermi quando mi ripassa accanto il 40enne di prima, altra occhiata, si infila anche lui e va ad appoggiarsi ad una delle colonne rivolto verso lo schermo.
Faccio il giro e gli passo di fronte, vedo che si sta pastrugnando il cazzo da sopra i bermuda. Gli vado alle spalle, attendo un paio di secondi poi mi avvicino e gli piazzo una mano sul culo. Non si muove. Comincio a palparlo, poi salgo fino alla cintura e cerco di infilare la mano. Lui si muove, si gira a guardarmi, poi si incammina verso l’angolo della sala. Lo seguo. Arriviamo fino ad una tenda che nasconde una scala. Lui entra ed io dietro. Comincia a salire le scale, arriviamo in cima dove si apre un ampio pianerottolo che da l’accesso ad un uscita di sicurezza che probabilmente esce sulla strada.
Il tipo si è fermato, si gira e si appoggia al muro fissandomi. Mi avvicino gli metto una mano sulla coscia e risalgo fino ad arrivare alle chiappe poi lo stringo facendogli sentire il cazzo duro dentro i calzoncini. Anche lui mi stringe. Ci strusciamo per un po’, poi lui avvicina il viso e mi stampa le labbra carnose sulla bocca, un attimo e ci stiamo succhiando le lingue. Intanto gli ho infilato la mano nei bermuda scoprendo che non porta le mutande il maiale! Sento che armeggia davanti, si è slacciato i bermuda che gli cadono alle caviglie facendo uscire un gran bel cazzo. Immediatamente lo afferro e comincio a segarlo. Sento che ha infilato le mani nei miei calzoncini da jogging e che me li abbassa insieme agli slip. Ora anche il mio cazzo è libero e subito ghermito dalla mano del tipo. Con l’altra mano mi sono infilato sotto la t-shirt e gli sto carezzando i capezzoli, gli mollo l’uccello per infilare tutte e due le mani sotto la maglietta e pizzicargli tutti e due i capezzoli. Gli sollevo la maglietta, lui alza le braccia e gliela sfilo gettandola a terra. Ha preso il mio cazzo e se lo è infilato tra le coscie sotto i coglioni. Io spingo avanti e indietro sfiorandogli il buco del culo con la cappella. Tiro fuori l’uccello, gli metto una mano sulla testa e lui subito si abbassa, appena è accosciato gli appoggio la cappella già umida sulla bocca che subito si apre ed ingoia tutto fino ai coglioni. Ahaaa! Sì! Che goduria. Inizio a scoparlo in bocca, lui lavora di lingua sulla mia cappella. Si toglie il cazzo dalla bocca e scende a succhiarmi i coglioni. Ora si rialza e ci baciamo. Capisco che tocca a me. Mi inginocchio e gli lecco la punta del cazzo raccogliendo le goccioline che già sono uscite dalla punta. Lecco tutta l’asta assaporando l’odore di maschio che emana dalla peluria scura. Risalgo fino alla cappella e lecco tutto intorno, poi sulla punta, sento che geme, finalmente lo infilo in bocca tutto quanto e comincio a pompare. Si appoggia al muro inarcando la schiena. Sono preso dal sapore di cazzo e non mi sono accorto che qualcun altro si è unito al gioco. Girandomi vedo due scarpe da tennis accanto alle infradito del proprietario del cazzo che sto succhiando. Sollevo lo sguardo e vedo il nuovo arrivato, alto magro, ma con un filo di pancetta, pizzetto, e lingua in bocca all’altro ragazzo. Allungo una mano e gli tocco il cazzo sotto i pantaloni, è già in tiro. Armeggio con la cerniera e lo tiro fuori, mi avvicino e prendo in bocca anche questo. Mi alterno tra i due cazzoni succhiando e leccando.
Mi rialzo e mi aggancio al bacio intrecciando la mia lingua a quelle degli altri due.
Il nuovo arrivato si inginocchia e si alterna a succhiare i nostri cazzoni mentre noi continuiamo a limonare.
Scendo con la mano dietro la schiena del tipo e mi infilo tra le chiappe a cercare il buchetto. Piano inizio a girarci intorno, poi ad infilarlo piano fino a che è tutto dentro ed inizio a muoverlo.
L’altro si rialza. Afferra il tipo per la nuca e lo fa abbassare a prendersi in gola l’uccello.
Così piegato posso godere del culo ben esposto. Mi abbasso ed allargandogli le chiappe comincio a leccargli il buco del culo, poi ad infilarci la lingua. Con una mano si allarga le chiappe per agevolare il mio lavoro. Direi che è pronto. Mi rialzo, appoggio la cappella al buco e comincio a spingere. Prima piano fino a sentire la cappella che passa lo sfintere. Resto fermo un attimo a godere delle contrazioni dell’ano. Poi riprendo a spingere, entro ancora un po’ nel caldissimo canale. Mi fermo, lo tiro fuori un poco, poi rientro spingendo un po’ di più.
Intanto il tipo ha la bocca riempita dal cazzone dell’altro ragazzo, che mi guarda, sorride e si china ad aprire le chiappe del tipo. Riprendo a spingere fino a sentire le chiappe addossate alle mie palle. Sono tutto dentro. Il tipo mugola e geme. Comincio a tirarlo fuori e poi a rispingerglielo in culo, aumentando il ritmo.
Per un attimo si toglie il cazzo di bocca, il tempo di mormorare “Siii, Dai scopami! Maschio!”.
Prendo il ritmo accompagnato dai gemiti ritmati del tipo che se la gode, sfondato dietro e riempito davanti.
L’altro si avvicina e ci baciamo. Il Tipo mi afferra le chiappe e mi tira per sentire il mio cazzone ancora più in fondo.
Tiro fuori il cazzo umido e durissimo. Il tipo si gira e subito me lo prende in gola. L’altro immediatamente lo infilza facendolo mugolare di goduria. Prende fiato e dice “Siii! Cazzo due bei maschi che mi sfondano! Siii! Mi fate morire!”.
Riprende a succhiarmi l’uccello e ormai sento che non resisterò a lungo. Lo fermo. Poi lo sollevo e lo volto verso di me l’altro ha tirato fuori il cazzo. Mi sdraio per terra e lo faccio sedere sul mio cazzone. Subito se lo infila tutto dentro e comincia a cavalcare. Afferra il cazzone dell’altro e se lo infila in bocca succhiando come un forsennato. Di nuovo riprende fiato “Sii! Dai riempitemi della vostra sborra! Fatemi godere!”.
Mentre lo impalo gli stringo il cazzo e lo masturbo. Mi sollevo appoggiandomi seduto al muro e riprendo a pomparlo. Lui continua a spompinare l’altro cazzone, mentre io gli ho infilato le mani tra le chiappe e gli stuzzico il buco del culo. All’improvviso l’altro ansima, si irrigidisce e un istante dopo scarica parecchie bordate di sborra calda nella bocca vogliosa del ragazzo, che se la beve tutta. Anch’io sto per venire, ma sono preceduto dal ragazzo che ansimando schizza sul pavimento tra le mie gambe.
Gli meno dentro dei gran colpi ad ogni colpo segue un lamento del ragazzo, ormai ci sono, sento la sborra salire. Tiro fuori il cazzo ed alzatomi glielo ficco in bocca appena in tempo perché non si perda nemmeno uno schizzo. Mi afferra il cazzo e tenendolo infilato in gola succhia finché non esce più nulla.

Sono sudatissimo. L’altro tipo è già scomparso. Mi riassetto e mi rivesto. Anche il ragazzo fa altrettanto. Mi guarda e dice un ciao veloce prima di scendere velocemente le scale.

Mi accendo una sigaretta prima di tornare in sala e poi a casa.
Oggi è stata una buona giornata…..

A presto.

Sergio.one61@gmail.com

32. Il Direttore della Boutique

Sapete come sono alcuni giorni di inizio estate, ai primi di giugno, quando la temperatura per qualche strano capriccio del tempo decide di darci un assaggio di come sarà a luglio. Bene la scorsa settimana è stata proprio così. Già da giovedì la situazione si era fatta critica, in ufficio, dove ovviamente l’aria condizionata ancora non era in funzione, si segnavano almeno 35 gradi. Poi è andato peggiorando, ed al sabato, con tanto di titoloni sui giornali, in città si sfioravano i 40 gradi.

Bene. Proprio sabato avevo programmato di andare nella boutique di una famosa griffe francese per acquistare un regalo a mia moglie che il 10 giugno festeggia l’onomastico, a dire il vero lei si chiama Cinzia ed un santo non ce l’ha, però siccome Cinzia sembra fosse un altro modo di chiamare Diana, dea della caccia, ed il 10 giugno è santa Diana, per convenzione festeggiamo anche l’onomastico di Cinzia.
Era da un po’ che mi parlava di questa borsetta fantastica e mi sembrava buona l’occasione per farla contenta.
Non sono molto formale caratterialmente quindi, almeno che la situazione non lo richieda espressamente, non bado molto a come mi vesto. Quindi, siccome faceva un gran caldo avevo indossato dei calzoni corti Dockers a mezza coscia blu ed una camicia a righine azzurre Lacoste, lasciata leggermente aperta sul torace. Così abbigliato sono andato in centro nella famosa boutique.
Alle 3 e mezzo del pomeriggio il negozio era deserto, si avvicina una commessa in elegante chemisie e mi squadra dall’alto in basso. Sfodero il mio sorriso gelato che riservo agli spocchiosi snob e chiedo di vedere quella borsetta che tanto piace alla mia signora. In quel momento da un angolo emerge un ragazzo, sarà sui 35 anni, biondo, bel fisico nel suo completo di sartoria, portato senza cravatta, ma con una vezzosa pochette nel taschino della giacca. Allontana la commessa dicendo che avrebbe pensato lui a servirmi, poi si presenta come il direttore della boutique. E deve averne la stoffa, visto che ha saputo andare al di là del mio abbigliamento intuendo che avrei potuto essere un buon cliente.
Mi invita ad accomodarmi al piano superiore, mentre saliamo le scale si scusa per il caldo insopportabile, ma purtroppo l’aria condizionata non funziona. Assento col capo mostrando comprensione. Mi accomodo sul lussuoso divano del salottino. Mi chiede se gradisco un caffè. Accetto. La commessa riappare per raccogliere l’ordinazione e poi scomparire, sempre con la puzza sotto al naso.
Intanto che aspettiamo il caffè il direttore, Stefano Daggio, mi mostra la famosa borsa, che è molto bella, e costa 1500 euro (!!), ma per la mia Cinzia questo ed altro.
Arrivano i caffè serviti in squisite porcellane ovviamente griffate dalla maison. Ci accomodiamo di nuovo sul divano. Il Sig. Daggio mi mostra altre versioni della borsa e qualche possibile alternativa. Lì al piano superiore, se è possibile il caldo è ancor più implacabile, sudo vistosamente e così il mio interlocutore, che decide di togliere la giacca. Si offre di portarmi dell’acqua, accetto con gratitudine. Quando torna con due bottiglie di Evian, noto che si è sbottonato la camicia e chinandosi mostra gran parte dei pettorali senza un pelo e ben scolpiti, probabilmente da molte ore di palestra, poi mi guarda e mi sorride. Viene a sedersi accanto a me e sfogliamo insieme il catalogo dell’ultima collezione, ogni tanto la sua gamba sfiora la mia. Faccio finta di niente.
Alla fine scelgo la borsa. Scendiamo, pago e lascio detto che passerà la mia segretaria a ritirarla in settimana. Saluto il direttore che mi porge il suo biglietto da visita e mi invita a chiamarlo per qualsiasi necessità. Infilo il biglietto in tasca ed esco nel caldissimo pomeriggio.
Passeggio verso il parco in cerca di un po’ di frescura. Tiro fuori il biglietto e lo osservo, poi lo giro e dietro c’è un numero di cellulare. Bene, bene. Mia moglie è via per lavoro sono solo fino al prossimo lunedì e non ho idea di cosa fare stasera, quindi perché non provare….

Trono a casa, mi faccio una doccia, poi guardo un po’ di tv, non voglio chiamare troppo presto. Sono quasi le otto, ora di cena. Prendo il telefono e faccio il numero, risponde dopo un paio di squilli. Saluti e convenevoli, poi chiedo se ha impegni per la serata, risponde di no. Gli propongo di andare a cena insieme, per continuare la chiacchierata cominciata nel pomeriggio. Accetta subito. Appuntamento in piazza San Carlo di fronte alla boutique per le 8 e mezza.
Arrivo un po’ in ritardo. Stefano mi viene incontro. Ci stringiamo la mano. Ci siamo cambiati entrambi. Io indosso pantaloni di lino color sabbia ed una camicia bianca. Lui pantaloni sportivi blu e polo verde acqua. Decidiamo per un sushi bar. Durante la cena la conversazione è piacevole. In effetti ha 38 anni, molto ben portati, vive in albergo, anche perché non sa quanto si fermerà a Torino. Racconta che ha già cambiato molte boutique, passando da Roma a Milano, da Ginevra a Londra, in effetti lui si occupa più che altro dell’organizzazione, poi lascia il posto al titolare della posizione una volta che la boutique è ben avviata. Avendo in comune il fatto di viaggiare molto ci scambiamo numerosi aneddoti sugli aeroporti, sugli alberghi, sul cibo all’estero, ecc.
Alle 10 decidiamo di andare. Passeggiamo un po’ per il corso sotto i portici. Ci fermiamo per un caffè. Riprendiamo a passeggiare e lentamente arriviamo sul lungo Po, casualmente proprio sotto casa mia. Gli dico che io sono arrivato e se gli va di salire a bere qualcosa di fresco. All’inizio è un po’ titubante, ma appena gli dico che mia moglie non c’è accetta.
Saliamo al mio appartamento che occupa tutto l’ultimo piano del palazzo. Subito si complimenta per il gusto dell’arredamento. Devo dire in effetti che quando ci siamo trasferiti a Torino, Cinzia ha fatto davvero un ottimo lavoro nell’allestire la casa. Predominano il panna ed il blu ed i pezzi d’arredo, molti d’antiquariato, si combinano perfettamente creando un insieme elegante, ma allo steso tempo caldo e accogliente.
Accompagno il mio ospite in terrazza, forse la parte migliore dell’appartamento, è arredata con mobili in legno di tek e salottini in midollino con grandi cuscini ecrù. La vista poi è fantastica, di fronte la collina di Torino, e sotto il grande fiume che scorre, su un lato si vede la Mole Antonelliana e la città illuminata. Stefano si accomoda su un divano, ma io lo invito a sedersi sul dondolo, poi mi allontano a preparare da bere. Torno con due freschissimi mohito. Stefano si schernisce che normalmente non beve super alcolici, ma io insisto. Beve un sorso e dice che è buonissimo. Mi siedo sul dondolo accanto a lui con un piede sotto la gamba, ho tolto le scarpe e so che questa posizione con questi pantaloni mette in evidenza il pacco. Fa ancora caldo, mitigato per fortuna da una leggera brezza che spira dalla collina. Stefano si è scolato il suo cocktail. Gli prendo il bicchiere e vado a preparane un altro. Lui insiste che non può proprio, che si sente già un po’ brillo. Insisto. Beve un'altra sorsata. Tra il caldo ed il rhum Stefano sta sudando. Lo invito a mettersi comodo e per aiutarlo mi chino a levargli i mocassini da barca che indossa senza calze. Ha dei bei piedi, con dita lunghe e ben proporzionate, commento che non deve essere facile stare in negozio in piedi tutto il giorno, annuisce, intanto ho iniziato a massaggiargli i piedi lentamente, prima sotto la pianta, alla base delle dita, poi lungo il collo, attorno alla caviglia. Stefano si distende allungando le gambe, dice che è fantastico ! Sollevo gli occhi e non posso non notare il gonfiore a livello dell’inguine. Gli dico che sono un provetto massaggiatore e che lui ha proprio bisogno di un bel massaggio.
Lo faccio alzare e sdraiare sul divanetto, poi vado a prendere l’olio da massaggi, gli sollevo la polo, poi gli dico di levarla per non macchiarla con l’olio, subito la sfila. Verso l’olio sulla schiena e comincio a massaggiarlo dalla spalle. Stefano sospira soddisfatto. Percorro tutta la spina dorsale fino alla cintura dei pantaloni. Gli dico che per un trattamento completo devo arrivare anche alle vertebre lombari e quindi deve slacciare ed abbassare un poco i pantaloni. Sorride un po’ imbarazzato, poi armeggia sollevando il culo, poi si stende nuovamente. Appoggio le mani ai pantaloni ed inizio ad abbassarli fino a vedere l’inizio del solco tra le chiappe. Massaggio, scivolando sui fianchi e ad ogni passaggio abbasso pantaloni e boxer un po’ di più. Stefano ha gli occhi chiusi e dice che ho davvero della mani fatate. Scendo nuovamente e gli passo le mani sulle chiappe stringendole, ora il culo è completamente allo scoperto. E’ tondo e sodo. Gli allargo le chiappe per vedere il buchino che è rosa e senza un pelo. Stefano non reagisce. Mi abbasso, allargo le chiappe e comincio a leccargli il buco del culo, prima lentamente, poi con più forza, infine infilo la lingua nel buco più in fondo che posso. Stefano geme sempre ad occhi chiusi. Mi rialzo, afferro pantaloni e mutande e glieli sfilo. Ora è completamente nudo sdraiato sul divano. Scendo nuovamente a leccargli i glutei e poi anche le palle. Geme di nuovo inarcando la schiena. Vedo il cazzo che bello duro sta attaccato al ventre, infilo una mano e glielo afferro cominciando a fargli una sega. Intanto continuo a leccargli il buco del culo. Poi lo faccio mettere a pecora, infilo la testa tra le sue gambe e raggiunto l’uccello me lo infilo tutto in bocca. Poi gli afferro i fianchi e lo invito a scoparmi in bocca. Il ragazzo deve essere a secco da un po’ perché dopo qualche colpo lo sento ansimare e subito dopo ho la bocca piena di gustosissima sborra che succhio ed ingoio con gusto. Mi tolgo da quella posizione. Stefano mi guarda e sembra volersi scusare per essere venuto subito, ma lo zittisco baciandolo. Le nostre lingue si incrociano. Sento che con le mani mi slaccia la camicia e mi accarezza i capezzoli, poi staccatosi scende a leccarmi il collo, poi il petto, poi mi lecca e mi succhia i capezzoli che ormai sono dritti e duri come spilli. Scende sempre si più fino a sfiorarmi il cazzo da sopra i pantaloni. Me li slaccia ed infila la mano nelle mutande, tira fuori il mio cazzo ed in un attimo se lo infila in bocca. E’ bravo a questo gioco. Sento la sua lingua che percorre tutto il bordo della cappella e si insinua nel buchino in cima. Mi sono tolto la camicia ed ora con un sol gesto mi levo anche il resto. Gli premo la testa per farmi leccare e succhiare le palle. E’ davvero bravo di bocca, se le prende in bocca e poi le stuzzica con la lingua. Vedo che intanto si sta smanettando il cazzo. Mi sdraio e delicatamente lo posiziono a 69. Subito si getta sul mio uccello e ricomincia il pompino interrotto. Anch’io gli prendo in bocca l’uccello che sta tornando duro. Poi passo al culo, gli lecco il buco e ci infilo la lingua, Stefano spinge in fuori le chiappe e geme. Ora passo alle dita, prima il medio, poi medio ed anulare ed infine gli piazzo tre dita in culo e comincio a stantuffare bagnando con la lingua. Geme e mugola spingendo il culo verso le mie dita. Poi si stacca dal mio cazzo, si gira e, scavalcandomi si posiziona il cazzo sul buco del culo iniziando a spingere. Lo guardo, gli prendo i fianchi e comincio a spingere verso l’alto, sento la cappella entrare; fa una smorfia, poi con le mani si allarga le chiappe e lentamente si abbassa fino a farselo entrare tutto dentro. Sento le chiappe che toccano le palle. Piano inizia a muoversi, si solleva un poco poi riscende con un gemito; si alza di nuovo un po’ di più e si lascia ricadere mugolando. Ora il movimento è accelerato, sale e scende sempre più veloce ed ad ogni affondo geme e mugola. Ho il cazzo durissimo, lo sento stretto e caldo. Ora Stefano intervalla i mugolii con una serie di esclamazioni: “Sì! Sì! Dammelo! Sfondami! Dai voglio sentirlo tutto! Spingi più forte!” Lo afferro per i fianchi e senza tirare fuori il cazzo lo giro supino, gli prendo gambe sulle spalle e comincio a fotterlo con forza. “Ahaa! Sì! Così! Spingi! Più forte!” Aumento il ritmo, sento che sto per venire. Ormai sono vicinissimo all’orgasmo, ma Stefano mi precede venendo con lenti spruzzi che gli inondano la pancia ed il petto e lanciando un grido strozzato. Gli levo il cazzo dal culo e salendo glielo piazzo sulla faccia proprio mentre la sborra esce in schizzi copiosi, subito apre la bocca e si prende in bocca il cazzo per godersi gli ultimi spruzzi. Poi mi guarda mentre con le dita raccoglie la sborra che ha in faccia e se la porta alla bocca succhiando avidamente.

Crolliamo sdraiati uno accanto all’altro. Dopo esserci ripresi andiamo in bagno a farci la doccia. Ci insaponiamo a vicenda e le sue carezze me lo fanno tornare duro. Si abbassa e se lo prende subito in bocca spompinando con gusto. Lo sollevo, lo volto, appoggia le mani alle piastrelle e ce l’ha subito in culo. Lo sbatto con forza, tanto da sollevarlo dal piatto doccia, Lui mugola e rivolta la testa indietro sulla mia spalla pregandomi di continuare così. Essendo appena venuto ho una certa autonomia e continuo a fotterlo con violenza. Improvvisamente lo sento irrigidirsi e poi sborrare sulle piastrelle. E’ venuto senza nemmeno toccarsi, di culo! Continuo a stantuffarlo fino a che anch’io sborro riempiendogli il culo di sborra. Poi scendo a leccare la sborra che gli cola dal buco oscenamente aperto ed arrossato. La raccolgo in bocca, poi gli afferro la testa e gliela faccio colare in bocca lui beve ed ingoia senza una parola.

Si è fatto tardi. Ci ricomponiamo. Stefano si riveste e mi dice che deve andare. Lo bacio per l’ultima volta. Sappiamo tutti e due che non ci rivedremo.

(continua)

sergio.one61@gmail.com

31. Ai bagni pubblici.

Come sapete vivo a Torino, e qui ci sono molti posti dove fare battuage.
Uno di questi è un bagno pubblico nei pressi di Via Garibaldi.
Ci si accede da una scala che scende sotto il piano strada, all’ingresso c’è una parete con gli orinatoi e sui due lati due bagni chiusi.

Ci sono stato parecchie volte, la maggior parte senza grande successo, qualche volta un pompino veloce, ma poco di più.

Una volta però…..

Era un pomeriggio alla fine di ottobre e faceva già piuttosto freddo. Ero in giro per shopping, ma senza troppa convinzione. Passai vicino ai bagni e decisi di dare un occhiata. Scesi le scale e mi infilai in uno dei bagni chiusi a fare pipì. Finito uscii fuori e mi fermai a fumare una sigaretta. C’erano i soliti vecchi che mi fissavano ed io cercavo di non incrociare i loro sguardi.
Finita la sigaretta decisi di uscire: non era giornata.
Una volta in strada stavo per incamminarmi verso Via Garibaldi quando vidi un ragazzino che sostava vicino alle cabine telefoniche.
Gli passai accanto, era davvero carino. Stretto nel suo giubbotto di jeans, che a dire il vero sembrava un po’ troppo leggero per la stagione, e con lo zucchetto di lana calato fino agli occhi scuri e intensi. Occhi che mi fissarono quando gli passai accanto.
Continuai attraversando la strada prima di voltarmi. Mi stava ancora fissando. Invece di imboccare Via Garibaldi rimasi a passeggiare di fronte ai bagni.
Il ragazzino continuava a guardarmi. Lo guardai anch’io, lui si voltò e scese nei bagni. Un minuto e lo seguii.
Scese le scale lo vidi appoggiato al muro di fronte ai due bagni chiusi. I vecchietti se lo mangiavano con gli occhi, ma lui teneva la testa bassa.
Comincia a passeggiare nel breve spazio tra il muro ed i bagni, ogni volta sfiorandogli il braccio, ed ogni volta ci guardavamo.
Finalmente i vecchietti si allontanarono.
Allora mi misi alle sue spalle appoggiato anch’io al muro e lentamente appoggiai la mano sul suo culetto fasciato dai jeans. Lui non si mosse. Continuai a palparlo per qualche secondo, poi mi infilai in uno dei bagni lasciando socchiusa la porta.
Non passo molto tempo che la porta si scostò e lui entrò chiudendola dietro di sé.

Ci guardammo e gli sorrisi. Anche lui fece un mezzo sorriso timido. Poi si avvicinò e cominciò a carezzarmi il cazzo da sopra i pantaloni. Si dava da fare, ma non sembrava a suo agio. Non mi guardava. Dopo un po’ gli fermai la mano e gli chiesi:“Senti, fai marchette?” Lui alzò gli occhi e mi rispose:”No. Però se puoi darmi qualcosa…per comprare le sigarette….” Poi abbassò gli occhi quasi vergognandosi. Subito riprese a tastarmi il cazzo. Aprì la cerniera e infilata la mano nei miei boxer lo afferrò iniziando a segarmi. Era molto più basso di me, quindi gli vedevo la nuca dove spiccava una vertebra. Allungai la mano e l’accarezzai. Lui dovette interpretare il gesto come un invito e subito si abbassò prendendomi l’uccello tutto in bocca e cominciando a succhiare. Era bravo anche se un po’ frettoloso. Osservavo la testa muoversi su e giù, ed intanto gli accarezzavo il culo, infilando le mani nei jeans. Succhiava con grande fervore ed in breve mi portò vicino all’orgasmo. “Sto per venire….” Subito si allontanò e finì il lavoro di mano facendomi sborrare sul pavimento.
Mi stavo ancora rimettendo il cazzo nei pantaloni che lui già se ne usciva.
Lo seguii di corsa su per la scala.
“Ehi! Aspetta!” Dovetti rincorrerlo ed afferrarlo per un braccio.
“Aspetta!” ripetei. “Non vuoi le tue sigarette?” “Non importa.” “Ma te le sei guadagnate.”
Tirai fuori il portafoglio e feci per dargli 5 euro, poi lo guardai, teneva la testa bassa e le braccia lungo il corpo. Gli misi la mano sotto il mento e gli sollevai il viso. Quegli occhi scuri erano ora velati di una tristezza profonda. “Come ti chiami?” Chiesi. “Alessandro.” “E da dove vieni?” “Da Napoli.” Sorrisi. “Ecco perché il tuo accento mi era familiare! Anche la mia famiglia è originaria di Napoli.”
Sorrise appena un po’. “E che fai a Torino?” Lo incalzai. Sollevo la testa e mi guardò fisso. “Cerco lavoro, come tanti. Ma non se ne trova, e uno deve pur mangiare…!” Ora nel suo sguardo non c’era più tristezza, ma una rabbia amara ed a stento trattenuta.
Gli lascia prendere fiato. Poi con il tono più dolce che riuscii a fare gli chiesi dove stava. Abbassò di nuovo la testa e mi disse che aveva una stanzetta in una pensione vicino alla stazione, ma non aveva più soldi per pagare e quindi probabilmente avrebbe dovuto andare a dormire alla stazione.

Rimasi in silenzio per un paio di secondi: “Alessandro, mi sa che ti serve ben più di un pacchetto di sigarette. Hai mangiato?” Fece cenno di no con la testa.
Ricordavo che all’angolo c’era un locale che vendeva la pizza al taglio. Lo presi sotto braccio e lo trascinai dentro. Gli chiesi cosa voleva e scelse una fetta di pizza margherita, lo guardai e dissi che mi sembrava poco. Dovetti insistere, ma alla fine prese anche una fetta di pizza al salamino ed un arancino di riso, ed una coca.

Lo osservai mangiare, doveva essere affamato, perché nonostante cercasse di mantenere un certo contegno ingurgitava tutto a grande velocità.

Terminato di mangiare uscimmo. Ormai era buio. Io dovevo tornare a casa. Mi ero messo in tasca 50 euro e salutandolo glieli infilai in mano. Lui guardò e disse che non poteva accettare. Gli carezzai il viso e gli dissi: “Fra compaesani ci si deve aiutare.” Poi gli scrissi il mio numero su un foglietto dicendogli di chiamarmi se avesse avuto bisogno. Lo preso e se lo infilò in tasca. Poi si incammino lungo la strada, dopo qualche passo si girò e salutò con la mano. Risposi al saluto e me ne tornai a casa.

Passarono alcune settimane e mi ritrovai a passare per i bagni. Non avevo intenzione di andarci, ma mentre camminavo riconobbi il dolce Alessandro e fu uno shock!
Era davvero male in arnese. I jeans erano sporchi così come il piumino che indossava, molto consumato e scucito in più punti.
Mi avvicinai e lo chiamai. Si voltò ed appena mi vide fece per allontanarsi, ma io svelto lo fermai.
“Alessandro! Ma che è successo..?”
Prese fiato e tossì. “I soldi sono finiti e non ho più un posto dove stare e non riesco a trovare un lavoro…” parlava in fretta con la voce bassa. “Dormo alla stazione, ma mi hanno rubato tutto e mi sono rimasti solo questi vestiti. Il piumino me lo hanno regalato al ricovero…” Sembrava un fiume in piena.
“Vieni.” Gli dissi.
Quella sera ero solo. Mia moglie era via per lavoro, quindi avevo tutta la serata davanti.

Per prima cosa ci incamminammo lungo il mercatino che si svolge lì nei pressi ed acquistammo degli abiti nuovi: un paio di jeans, una camicia ed una felpa, magliette e boxer, calze, un paio di scarponcini, ed un giubbotto imbottito. Di mio ci aggiunsi una cappellino ed una sciarpa ed uno zainetto dove mettere tutto.
“Adesso devi mangiare qualcosa.”
Mi guardò fisso poi disse: “Perché fai tutto questo?” “Perché voglio aiutare un amico.”

Lo portai in una trattoria che conoscevo lì vicino. Se la volta prima era affamato questa volta doveva essere digiuno da molti giorni. Mangiò con gusto, facendo il bis un paio di volte.

Uscimmo dalla trattoria. Alessandro camminava silenzioso con il suo zainetto in spalla. Poi si fermò, mi guardò e disse: “Se vuoi conosco un posto dove possiamo stare tranquilli…”
Lo guardai con tenerezza. “Alessandro, non c’è bisogno. Non devi fare nulla per sdebitarti. Non era questo il mio obiettivo.”
Si avvicinò e mi abbracciò stretto. Anch’io lo strinsi.
“Non so ancora quanti anni hai?” “21” rispose. Potrebbe essere mio figlio pensai.
“Ma la tua famiglia?”
Si staccò e riprese a camminare. “Siamo 8 figli, e mio padre ha un lavoro saltuario. Non posso tornare a casa. Devo resistere e sperare che le cose migliorino. Ma è dura.”

Mentre camminavamo mi diressi verso un albergo ad ore che conoscevo vicino a Porta Palazzo.
“Hai bisogno di un posto caldo dove passare almeno una notte.”
Arrivammo davanti all’albergo, presi una camera, lì non fanno domande.

Salimmo in camera. Andai subito in bagno e riempii la vasca di acqua bollente. L’albergo era attrezzato di tutto ed Alessandro trovò il necessario per radersi e lavarsi i denti. Poi lo sentii infilarsi nella vasca.
Io intanto avevo acceso al tv e mi ero seduto sul letto.

Dopo mezz’ora uscì dal bagno avvolto nell’accappatoio bianco. Ora era bellissimo. Dimostrava molti meno dei sui 21 anni.
Attraverso l’accappatoio vedevo il torace, che nonostante la situazione manteneva una discreta forma.

“Beh, la camera è pagata fino a domattina, fatti una bella dormita. Hai sempre il mio numero vero? Chiamami se sei nei guai.”
Mi alzai e feci per uscire, ma Ale mi fermò: “Devi proprio andare….”
“A dire il vero no. Ma pensavo volessi riposare.”
“Sì, ma mi piacerebbe se restassi un po’ a farmi compagnia.”
Lo guardai, sembrava un cucciolo. “Va bene, se ti fa piacere. Però tu ti metti a letto.”
Mi avvicinai al letto e lo scoprii invitandolo ad entrare. Ale si voltò dandomi le spalle e si tolse l’accappatoio restando nudo. Ammirai le chiappette tonde e rosee. Poi si infilò nel letto ed io gli rimboccai le coperte fino al mento.
Poi andai a sedermi sul fondo del letto e ci mettemmo a guardare la tv.

Dopo qualche minuto disse: “Vieni a stenderti anche tu.”
Mi andai a sdraiare accanto a lui. Ale si avvicinò ed appoggio la testa alla mia spalla. Non potei fare a meno di posare la mano sui capelli e cominciare ad accarezzarli.
Continuammo a guardare la tv per una mezzora. Sentivo il respiro lento e regolare. Sembrava si fosse addormentato. Decisi che sarei andato a casa. Cercai di spostarmi piano, piano per non svegliarlo, ma appena mi mossi disse: “Dove vai? Via ?”
Gli sorrisi carezzandogli il viso. “Vado a casa a dormire…”
“Perché non stai qui. Possiamo dividerci il letto….”
“Ale, ti ho già detto che non mi devi niente….” “Lo so. Ma mi farebbe piacere se restassi. Per favore.”
Ci pensai su ed alla fine decisi di restare.

Mi spoglia e con indosso solo i boxer mi infilai sotto le coperte.
Subito Alessandro si accoccolò accanto appiccicandosi al mio corpo. Non passo molto e sentii la sua erezione sulla mia gamba. Scesi piano con la mano e gli carezzai il cazzo, poi lo strinsi nella mano e cominciai a masturbarlo. Sentii la sua mano percorrermi l’addome ed infilarsi nei boxer, poi il cazzo avvolto dalla sua mano calda. Mi girai su un fianco e avvicinai il mio viso al suo, nella penombra della luce del tv vedevo quei grandi occhi scuri. Sorrisi e lui ricambiò. Gli accarezzai le labbra con un dito e lui lo baciò. Avvicinai le labbra alle sue e ci baciammo, all’inizio solo sfiorandoci le labbra, poi le bocche si schiusero e le nostre lingue si incontrarono, dolcemente.
Intanto continuavamo a stringerci i cazzi. Poi presi a baciarlo sul collo e sul petto glabro, sulla pancia piatta ed infine sulla punta dell’uccello che si ergeva con il glande scoperto ed umido. Tirai fuori la lingua e gli leccai tutto intorno alla cappella, poi piano me lo feci scivolare in bocca e lentamente comincia a succhiare.
Sentii Alessandro genere. Andai avanti per un po’. Poi lui mi afferrò la testa e mi sollevo baciandomi con ardore. Poi anche lui percorse il mio corpo fino ad arrivare al cazzo durissimo. Lo leccò per tutta la lunghezza soffermandosi sulla cappella e sui coglioni, che prese in bocca uno per volta stuzzicandoli con la lingua. Lo fermai e giratomi mi posizionai per un bel 69 e così fu. In breve ci affondavamo i rispettivi cazzi in fondo alle nostre bocche ed era tutto uno schiocco e un risucchio. Mentre mi succhiava con le dita mi titillava il buco del culo. Comincia a fare altrettanto. Poi mi succhiai il dito e lentamente lo infilai nel roseo buchetto. Ale ebbe un fremito. Continuai per un po’ a succhiargli il cazzo ed a leccargli il buco del culo. Poi lui si sollevò si voltò e mi disse “Dai scopami!” “Sei sicuro?” “Sì. Ti voglio sentire dentro!”
Lo feci sdraiare supino, gli sollevai le gambe e scesi a leccargli il buchetto infilando la lingua. Ale mi aveva afferrato i polsi e li stringeva. Mugolava e sospirava. Mi tirò un braccio. Sollevai gli occhi e lo vidi fissarmi, poi disse “Dai, ti prego sfondami! Non ce la faccio più!”
Presi dal comodino del lubrificante e lo spalmai tra quelle fantastiche chiappe ed anche sul mio uccello.
Gli sollevai le gambe appoggiandomele sulle spalle ed avvicinai la punta del mio cazzo al buco del culo, l’appoggiai e cominciai a spingere. All’inizio sembrava non riuscisse ad entrare, poi con una spinta più forte sentii la cappella risucchiata dentro l’ano. Ale ad occhi chiusi ansimava con la bocca semi aperta. Spinsi ancora un po’ ed entrai per metà. Alessandro inarcò la schiena mugolando. Poi mi afferrò le chiappe e mi attirò dentro di se, fino a farsi entrare il mio uccello fino in fondo. Restammo fermi un paio di secondi. Poi mi abbassai e lo bacia lui mi abbracciò stretto e mi sussurrò in un orecchio “Dai ora scopami! Spingi! Fammelo sentire tutto!” Inizia a muovermi dentro di lui. Ale ansimava al ritmo delle mie spinte. “Si! Si! Dai spingimelo tutto dentro!” Aumentai il ritmo e la forza delle spinte. Sentivo il cazzo stretto in quel tunnel bollente. “Dai! Fottimi! Lo voglio tutto!”
Sfilai il cazzo e cambiammo posizione lo feci sdraiare su in fianco mi posizionai dietro di lui, gli sollevai una gamba e tornai ad impalarlo, mentre lui si segava l’uccello. “Aha! Si! Così! Spingi, spingi, di più!” “Si! Lo senti? Lo senti quanto è grosso e duro!” “Si lo sento! Lo sento, spingilo fino in fondo! Sbattimi!” “Ora te lo do tutto!” Inizia a cavalcarlo con forza sempre maggiore. Si sentiva lo schioccare della mia pancia sulle sue chiappe. Ora gli davo della gran botte ed Ale ansimava e mugolava ad ogni spinta. Sentivo la sborra salire. Con una spinta lo infilai più che potevo ed inizia a scaricargli nel culo un sborrata senza fine.

Restammo fermi per un po’ sentivo colare la mia sborra tra le gambe. Mi ripresi e vidi che Ale si stava ancora masturbando. Estrassi il cazzo quasi moscio, lo gettai sul letto e mi abbassai a prendergli il cazzo in bocca, venne quasi subito inondandomi di sborra calda e dolce, che bevvi con gusto.

Finita l’eccitazione riempimmo la vasca e ci infilammo nell’acqua calda lo tenevo appoggiato al mio petto e ci siamo coccolati per più di un ora. Poi l’acqua si era raffreddata ed uscimmo.
Una volta asciugati ci infilammo nel letto e dormimmo abbracciati fino al suono della sveglia del mio telefonino.
Per fortuna Alessandro non si svegliò. Mi vestii piano ed uscii dalla camera lasciandolo dormire.

Alla reception pagai per un'altra notte e per una abbondante colazione.

Avevo lasciato ad Ale il mio numero chiedendogli di chiamarmi per farmi sapere come stava, ma non mi ha più chiamato. Spero davvero che sia riuscito a trovare una sistemazione. Intanto mi tengo stretto questo tenero e sensuale ricordo.

A presto.

Sergio.one61@hotmail.com