Dopo le avventure di inizio estate il resto della stagione non era stato altrettanto promettente.
Eravamo andati come al solito al mare dai nonni, e benché ci fosse anche mio fratello la casa era troppo piena di cugini e cugine perché riuscissimo a divertirci un po’ e non riuscimmo ad andare oltre qualche fugace sega dietro le cabine della spiaggia.
Alla metà di settembre eravamo tornati a Milano.
La scuola stava per ricominciare e mi restavano solo alcuni giorni di libertà.
L’Estate era anche stata un periodo di grandi cambiamenti. La mia voce si era abbassata ed ormai avevo iniziato a radermi anche se non tutti i giorni, come vedevo fare a mio padre.
Al mio ritorno incontrai Fabrizio, il figlio della portinaia, che dopo un attimo mi disse “Ehi, ma sei proprio tu! Subito non ti avevo riconosciuto. Sei diventato un vero macho!” Risi. “Dai smettila di prendere in giro!” “No sul serio, dimostri almeno 18 anni!”
A casa guardandomi allo specchio mi dissi che in fondo era vero avevo perso l’aria da ragazzino e stavo diventando un uomo anche se avevo appena compiuto 16 anni. Decisi che era ora di fare qualche cambiamento nel mio look, così decisi di tagliare i capelli cortissimi (mia madre rimase scioccata li avevo sempre portati lunghi!) ed anche rinnovai un po’ il guardaroba puntando su jeans e pantaloni da lavoro con i tasconi.
Ormai la scuola si avvicinava. Decisi che dovevo godermi quei pochi giorni. Un pomeriggio andai a gironzolare in centro. Passeggiavo guardando vetrine, mi incamminai per Via Torino verso San Lorenzo, verso il fondo della via passai di fronte ad un cinema d’essai (oggi non esistono più) che dava una rassegna di film stranieri, in particolare mi colpì la locandina del film in programmazione sulla quale uno splendido marinaio, si stagliava su un tramonto triste e magnifico allo stesso tempo. Il film si intitolava “Querelle de Brest”. Ormai si era fatto tardi e così me ne tornai a casa.
La sera ripensai alla cosa, presi il giornale e cercai il film: era di un regista tedesco e secondo la breve trama trattava di tematiche omosessuali ed era anche vietato ai minori. Visto quello che mi dicevano tutti decisi che avrei potuto fare un tentativo.
Il giorno dopo non mi feci la barba. Mi vestii con i jeans, il giubbotto di jeans ed una semplice t-shirt bianca ed un paio di RayBan, poi raggiunsi il cinema che avevo visto il giorno prima.
Entrai con il cuore che mi batteva a mille, non dissi nulla appoggia solo i soldi per il biglietto sul bancone. L’anziana signora alla cassa mi guardò senza troppo interesse, stacco un biglietto rosa e me lo diede. Mi allontanai verso l’interno quando la signora mi chiamò “Ragazzo!” Mi voltai terrorizzato. “Il resto.” Accidenti ero talmente teso che mi ero scordato di prenderlo. Tornai al bancone e ringraziai con un cenno del capo ed entrai nella sala buia.
Sullo schermo stavano scorrendo le immagini di alcuni film di prossima programmazione scelsi una fila a metà della sala e mi sistemai nella prima poltrona. Il film iniziò. La storia era triste e malinconica, tra i molti personaggi che ruotavano intorno ad un bordello del porto di Brest c’era questo marinaio, Querelle, del quale si era innamorato il suo capitano. Il film era comunque molto bello, intenso e drammatico, ma la scena più intrigante era quella dove il capitano Nemo si scopava il bel marinaio Querelle. Questa scena mi aveva eccitato tantissimo. Al termine del primo spettacolo decisi di restare a rivedere il film solo per rivedere la scena clou.
Le luci si spensero ed il film ricominciò. Appena finiti i titoli di testa entrò un uomo e si sedette nella poltrona di fronte alla mia. Per poter vedere dovetti spostarmi di lato, visto che il tipo aveva una gran massa di capelli ricci. Così sistemato ricomincia a guardare il film. C’erano molti momenti che sottintendevano il rapporto tra il Capitano ed il Marinaio ed io fantasticavo su ciò che il film non mostrava ed avevo iniziato a strofinarmi il cazzo in attesa della scena migliore. Mentre aspettavo mi guardavo in giro e mi soffermai sul tipo seduto davanti a me, ora che potevo vederlo, anche se di sbieco vidi che era un ragazzo giovane sui 20, 25 anni; e decisamente carino. Mentre lo osservavo mi accorsi che anche lui era intento a trastullarsi l’uccello. Improvvisamente, forse sentendosi osservato, si volto verso di me e mi guardò, poi tornò a guardare il film.
Ero un po’ imbarazzato, accavallai le gambe e tornai anch’io a guardare il film.
Improvvisamente il tipo cambiò posizione ed allungò il braccio lungo lo schienale delle poltrone, ora avevo il suo braccio e la sua mano davanti agli occhi, la mano era particolarmente curata dalle dita lunghe e affusolate, dal polsino del maglione blu sporgeva un polso sottile appena coperto da una lieve peluria scura. Il tipo si spostò di nuovo ed il braccio cadde dietro le poltrone, in pratica la mano era a pochi centimetri dalla mia gamba; non sapevo cosa pensare, forse avrei dovuto spostarmi….passarono pochi secondi e sentii le dita del tipo che mi sfioravano la caviglia, indossavo le all stras senza calze, all’inizio sembrò un contatto casuale, decisi di restare dov’ero e vedere cosa succedeva. Un minuto e sentii le dita sfiorarmi di nuovo questa volta con maggiore decisione. Poi il tocco leggero divenne una carezza; ora era evidente che il tipo stava cercando di abbordarmi. Mi accarezzava la caviglia e lentamente risaliva verso il polpaccio, poi riscendeva verso la caviglia. Era dolce ed eccitante allo stesso tempo. Si spostò di nuovo ora tutto il braccio era dalla mia parte, questa specie di contorsione aveva fatto si che il maglione del tipo si sollevasse ed attraverso lo spazio tra le spalliere delle sedie potevo vedere un lembo di pelle tra i jeans ed il maglione. Ora il tipo mi accarezzava il ginocchio e parte della coscia. Io continuavo a fissare il suo fianco scoperto, alla fine decisi di farmi avanti: infilai la mano tra le due poltrone ed iniziai ad accarezzare quella pelle scoperta e fresca. Lui ebbe un sussulto, ma poi si accomodò lasciandomi fare.
Arrivò la scena della scopata. Io ero eccitatissimo dal film e dai toccamenti del tipo. Finita la scena stavo meditando di andare al bagno a farmi una sega, quando il tipo si alzò, uscì dalla fila e mi diede una lunga occhiata seguita da un bel sorriso, poi si avviò verso l’uscita.
Non sapevo cosa potesse significare, ma decisi di seguirlo. Uscii anch’io dalla sala, ma l’atrio del cinema era vuoto. Ok, pensai, tanto era ora di andare, ormai avevo visto quello che volevo. Uscii in strada e lo vidi, era appostato all’angolo della via. Mi guardò e di nuovo mi sorrise, poi si incammino in un vicolo che costeggiava il cinema. Lo seguii nel vicolo e vidi che si era fermato ad aspettarmi seduto su uno di quei panettoni di cemento che impediscono il posteggio. Mi avvicinai e quando fui accanto a lui non sapevo cosa fare. Lui sollevò lo sguardo, sorrise, “Ciao. Mi chiamo Bruno e tu?” “Sergio.” Risposi, cercando di sfoderare il mio sorriso migliore. “Ti va di venire a casa mia? Ci beviamo qualcosa e facciamo due chiacchiere.” Lo guardai, era davvero molto carino, i riccioli scuri e gli occhi scurissimi ma limpidi, sembravano di vetro scuro. “Non so. Tra un paio d’ore dovrò essere a casa…” “Bhe, ma io abito laggiù.” Disse indicando un portone poco distante. Sorrisi ed annuii. “Bene!” disse. “Vieni.” Sia alzò e messomi un braccio intorno alla spalla ci dirigemmo verso il portone.
Il palazzo era una di quelle vecchie case di ringhiera tipiche di Milano. Ci infilammo in una androne e poi salimmo le scale fino al secondo piano. A quel punto lui si fermò e si voltò: “Adesso dobbiamo fare piano.” Disse. “Sai ho una camera in affitto nell’appartamento di una vecchia signora e non vuole che porti nessuno. A quest’ora però dorme, ma dobbiamo fare molto piano.” Ci avvicinammo alla porta di un appartamento sulla quale spiccava una pretenziosa insegna che recitava ‘Pensione Mamma Luisa’. Bruno aprì il portoncino con la chiave cercando di fare meno rumore possibile, entrammo e subito Bruno si appoggiò al muro. Io feci altrettanto. Poi mi sussurrò “Togli le scarpe.” Vidi lui che si abbassava a togliersi le superga ed lo imitai togliendo le mie all stars. Poi scarpe in mano ci incamminammo per il corridoio fino ad un angolo dal quale partiva un altro corridoio, la stanza di Bruno era l’ultima. Aprì la porta e mi fece entrare. Era una piccola stanza, ma era d’angolo quindi aveva il lusso di una finestra su un lato ed un piccolo poggiolo su un altro; c’erano un letto nell’angolo, un armadio, una piccola scrivania e dietro un paravento un lavabo. Mi guardai in giro la stanza era molto ordinata, sulla scrivania alcuni album, mi avvicinai e vidi che erano spartiti musicali, in un angolo vidi la custodia di un violino. “Studio musica al conservatorio e vengo da Mantova.” Disse. “Fantastico, suoni il violino…” “Ed il pianoforte” mi interruppe. Ecco spiegate quelle belle mani. Io avevo sempre le scarpe in mano. Bruno venne verso di me le prese e le appoggiò vicino al balcone. “Siedi.” Mi disse. C’erano una sedia ed il letto scelsi il letto e mi accomodai. Una lieve brezza faceva muovere le tende del balcone e la penombra dava all’ambiente un che di caldo, come un nido….”Mettiti comodo, togli il giubbotto.” “Cosa posso offrirti. Ho della coca cola oppure dell’acqua. O anche una pesca se la desideri.” Optai per la coca cola. In effetti la scorta consisteva in mezza lattina che ci dividemmo. Bruno prese la sedia e si accomodò accanto al letto. “Raccontami qualcosa di te.” Mi chiese. “Non c’è molto da dire, sono anch’io uno studente.” “Che facoltà?” Scoppiai a ridere. Bruno mi guardò con curiosità. “Comincerò il secondo anno di ITIS a giorni.” Bruno mi guardò a bocca aperta. Poi riflettendo disse “Aha hai perso qualche anno alle medie.” “No.” Risposi. “Quindi hai 16 anni!” esclamò e quasi rovesciò la sua coca. “Quasi.” Risposi. “Accidenti questa si è una sorpresa!” disse. “Avrei detto che avevi almeno 18 anni….!!” “E’ un problema?” Chiesi timoroso. Bruno mi accarezzo il viso e disse “No. Certo che no.”
Trattenni la sua mano e lo attirai a sedersi sul letto. Lui si accomodo sollevando le gambe ed incrociandole, potevo vedere il gonfiore del pacco nei jeans. Lui si accorse del mio sguardo e disse “Dai mettiamoci in libertà….” Si sfilò il maglione restando a torso nudo, poi cominciò a slacciarsi i jeans e ad abbassarseli, poi stese le gambe e disse “Mi aiuti?” Afferrai i jeans e glieli sfilai ammirando le gambe ben formate. Era in slip. E mi guardava. “Beh, ti vergogni? Ok ti aiuto io.” Si avvicinò e lentamente mi sfilò la maglietta. Poi accarezzandomi torso e pancia mi slacciò i jeans e cominciò a sfilarmeli, subito vide che il mio cazzo era già in tiro e spingeva sull’elastico delle mutande. Si avvicinò e mi accarezzo le labbra poi mi diede un bacio. Io lo abbraccia e ricambiai, un attimo ed avevamo le lingue avvinghiate.
Sentivo le sue mani percorrermi la schiena ed infilarsi nelle mutande. Mi sollevai un po’ e Bruno me le fece scivolare via. Anch’io avevo preso a toccargli l’uccello da sopra gli slip. Afferrai l’elastico e glieli tolsi. Ora eravamo nudi. Lui scese a baciarmi i capezzoli, poi lo stomaco, poi si fermò a leccarmi l’ombellico, Il mio cazzo duro sfiorava il suo mento. Poi passo a baciarmi e leccarmi la cappella, raccogliendo le piccole gocce di liquido che fuoriuscivano. Infine iniziò a succhiarmelo lentamente e passando la lingua lungo tutto il cazzo e poi facendola girare intorno alla cappella. Ero estasiato. Nessuno mi aveva mia fatto un pompino così!.
Mi girai e mi posizionai in modo da ricambiare il servizio e ci scatenammo in un magnifico 69. Mentre lo succhiavo Bruno mi prese una mano e se la mise sul culo allora inizia a solleticargli il buchetto e lui subito si mise a muoversi spingendo per incontrare le mie dita. Inizia con infilare un dito, Bruno mugolò mentre succhiava con sempre maggiore vigore.
Inserii un altro dito, poi comincia a leccargli il buco del culo infilando la lingua più che potevo. Bruno lasciò il mio cazzo, si voltò e mi sdraiò sul letto, poi si sedette sul mio uccello dirigendoselo sul buco del culo e impalandosi in un sol colpo. Mi lasciò quasi senza fiato. Poi iniziò a muoversi prima lentamente, poi sempre più velocemente, teneva gli occhi chiusi ed ogni volta che il cazzo entrava tutto emetteva un piccolo mugolio. Ero al limite, le palle mi scoppiavano, “Sto per venire.” Dissi. Bruno si stava masturbando ed il ritmo era sempre più veloce. “Siii. Dai che ti sborro in culo!” Bruno si menava senza tregua. Ansimò, si morse il labbro inferiore e mi scaricò una copiosa sborrata sulla pancia e sul torace. Gli spasmi dell’orgasmo strinsero il mio cazzo nel suo culo e quasi contemporaneamente venni anch’io riempiendogli il culo di sborra.
Bruno si accasciò su di me ansante. Restammo così per qualche minuto, poi Bruno si alzò facendosi scivolare fuori il mio cazzo che si era ammosciato, andò al lavabo prese una spugna bagnata e lentamente cominciò a ripulirmi. Ogni tanto mi guardava, sorrideva e mi baciava. Ero in estasi. Era stata una scopata meravigliosa ed ora sarei rimasto li a godermi quel languore per ore…..Ore. Già che ore erano? Sbirciai l’orologio e vidi che avevo solo pochi minuti poi avrei dovuto andare a casa. Guardai Bruno con tenerezza. Poi inizia a rivestirmi. Bruno mi fermò. “Posso tenere le tue mutande? Per ricordo…” Ero sorpreso, ma non seppi dire di no. Mi infilai i jeans senza mutande e tutto il resto. Bruno intanto aveva scritto un bigliettino. Me lo porse, sopra c’era il telefono della pensione. Mi disse che potevo chiamarlo se volevo, e che se lui non ci fosse stato di non perdere tempo a lasciare messaggi alla vecchia, tanto non li riferiva mai.
Promisi che l’avrei chiamato. Ci abbracciammo, un ultimo bacio, poi, sempre con le scarpe in mano per non farci sentire dalla vecchietta, mi accompagnò alla porta.
Tornai a casa con una splendida sensazione dentro di me. Certo avevamo fatto sesso, ma c’era stata una tenerezza ed una dolcezza che non avevo mai provato….e quella cosa mi piaceva.
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bellissimo, tenero e pieno di delicatezza, con la descrizione del sesso molto ben fatta, sembra di vedervi. bravo
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