A metà maggio dell’ 81 venne anche il mio momento e decisi di partire per la naia. A dire il vero ero quasi contento, mi avevano assegnato ad una caserma di Como che era a meno di un ora da Milano dove abitavo.
Non potevo certo immaginare che non solo non sarei riuscito ad andare a casa, ma che anche uscire era un vero miraggio.
Durante il primo mese, tra addestramento, servizi e guardie forse riuscii ad uscire un paio di volte. Ero abbastanza depresso. Eravamo più di tremila ragazzi e non avevo legato ancora con nessuno. Inoltre l’impatto con la disciplina ottusa ed ingiustificata dell’esercito mi aveva parecchio irritato.
Dopo quasi 20 giorni chiesi se potevo parlare con l’ufficiale selezionatore, l’intento era cercare di farsi assegnare ad una unità interessante dopo il CAR. Il maggiore mi ascoltò distrattamente. Una volta uscito pensai che avevo perso tempo.
Il giorno della partenza per le destinazioni finali si avvicinava e tutti eravamo in fremente attesa di conoscere il nostro destino. Il giorno prima che fossero esposte le destinazioni il maggiore selezionatore mi convocò nel suo ufficio. Mi chiese se era vero che parlavo e scrivevo correttamente l’inglese come diceva il mio incartamento. Gli confermai che avevo studiato inglese dall’età di 5 anni (grazie a mio padre che aveva molto insistito) e che avevo trascorso diverse vacanze studio in Inghilterra. Allora mi propose come destinazione il Comando Alleato delle Forze del Sud Europa dove cercavano proprio un perito informatico che parlasse l’inglese. Era perfetto! Non potevo credere alla mia fortuna. C’era solo un piccolo problema, avrei dovuto fare il CAR avanzato, cioè fermarmi a Come per altri 20 giorni. Va beh. Avrei stretto i denti.
Durante i successivi 20 giorni feci amicizia con un ragazzo, Stefano, che aveva avuto la mia stessa destinazione e cominciammo a stare sempre insieme aspettando con ansia il giorno del trasferimento.
Finalmente partimmo e dopo un viaggio interminabile arrivammo a Verona. Ci recammo all’indirizzo che ci avevano indicato e restammo sbalorditi dallo scoprire che era un vecchio Castello medievale situato nel pieno centro della città. Fummo accolti molto gentilmente da un ufficiale americano dei marines che ci indicò dove dovevamo rivolgerci. In fureria ci informarono delle regole della casa. Una pacchia: si lavorava negli uffici dalle 9 alle 17 dopo di che a nessuno interessava nulla di cosa facevamo, niente contrappello, solo dovevamo essere nelle camere per la sveglia che era alle 06:30. E in effetti di camere si trattava, camere di 4 letti con ognuna il proprio bagno e dei veri letti.
Ci assegnarono una camera dove dormiva già un altro ragazzo di Bergamo che si presentò come Nico. E che, contrariamente ai nostri timori ci accolse molto bene.
Ci volle molto poco ad abituarsi a quella specie di paradiso. Praticamente si usciva tutte le sere. A mangiare poi a passeggiare in centro o a ballare in qualche discoteca.
Una sera eravamo in giro Io, Stefano e Nico, con il quale avevamo legato molto bene, Lui ci aveva insegnato tutti i trucchi e dato parecchie dritte so dove andare la sera, dato che era lì da un mese prima di noi. Comunque passeggiando per la città dopo cena ad un certo punto Nico disse: “Ehi, vi va un bel porno?” Ci guardammo ed in coro rispondemmo: “Perché no.” Nico si incammino per una traversa a metà della via c’era un cinema a luci rosse. Entrammo. L’anziana cassiera ci chiese se volevamo lo sconto militari, evidentemente ne vedeva molti. Preso il biglietto ci addentrammo nel buio della sala. A tentoni ci infiliamo in una delle ultime file.
Sullo schermo una bionda con delle tette enormi sta spompinando un gran pezzo di marcantonio, mentre un altro la sta chiavando di brutto. Nico alla mia sinistra ridacchia, poi si avvicina e mi sussurra “Ce ne stanno altri due in quella figa sfondata!” Stefano, alla mia destra, vuole sapere cosa abbiamo detto ed io riferisco, ridacchiamo. Continuiamo a guardare il film, certo chi ha scritto i dialoghi non si è di sicuro ammazzato di lavoro, dopo un po’ mi distraggo e comincio a guardare in giro. Riconosco subito i movimenti ben noti di chi è in cerca di compagnia. Molti passano vicino a noi, ma forse perché siamo in tre nessuno si sofferma.
Mentre osservo lo sguardo mi cade su Nico che si sta pastrugnando il cazzo da sopra i pantaloni, quello che intravedo è parecchio interessante.
A quella vista il cazzo mi si rizza immediatamente. Comincio anch’io a strusciarmi la mano sul cazzo. Intanto con la coda dell’occhio osservo Nico che si sega.
Finisce il primo tempo, si accendono le luci, stiamo un po’ a commentare le performance a cui abbiamo assistito. Devo andare in bagno a pisciare. Mi alzo e vado verso le toilette proprio mentre le luci si spengono. Nico mi dice: “Fai alla svelta se no perdi il filo.” Scoppiamo tutti e tre a ridere.
Vado verso la scritta servizi, anche lì riconosco quelli in attesa. Ho una gran voglia di un pompino, ma come faccio con gli altri ragazzi. Ok. Pazienza. Mi avvio ai pisciatoi tiro fuori l’uccello che è ancora mezzo in tiro e comincio a pisciare. Qualcuno viene a mettersi vicino a me. Faccio finta di niente. Poi sbircio il mio vicino e ma guarda che sorpresa è uno dei marines che è spesso di guardia all’entrata della caserma, mi sembra di ricordare che si chiami Tom. Anche lui è sorpreso e fa per allontanarsi, ma io devo aver sorriso involontariamente, allora si ferma. Si tira fuori il cazzo che è di tutto rispetto e comincia a masturbarsi. Il mio cazzo già provato da parecchie settimane di astinenza si risveglia subito ed in un attimo è dritto come un palo. Continuo a ripetermi che non posso, ma la voglia ha il sopravvento e non mi muovo. Il giovane americano mi guarda poi allunga la mano e mi afferra l’uccello cominciando una bella sega. Si avvicina, mi guardo in giro, al momento non c’è nessuno, gli afferro anch’io il cazzo e comincio a muoverlo su e giù. Le nostre braccia si incrociano. Io lo sto segando con la sinistra, mentre con la destra gli palpo il culo. Tom apprezza. Allora mi faccio più audace ed infilo la mano nei jeans. Lui se li slaccia e li abbassa, non porta le mutande il porco!. Ora ho campo libero e gli pastrugno le chiappe e con il dito gli stimolo il buco. Lui improvvisamente si abbassa e in un colpo mi prende in bocca il cazzo e comincia a succhiare. Chiudo gli occhi in estasi. Quando li riapro la zona si è animata. Ci sono almeno altri tre tipi che ci osservano toccandosi. Tom si rialza si avvicina all’orecchio e mi sussurra “Please fuck me!” Lo guardo e dico stupito: “Qui!” “Yes, Si. Qui!” Intanto si è girato mostrandomi un gran bel culo. Sono troppo infoiato, gli appoggio la cappella sul buco ed inizio a spingere, entro con una certa facilità, evidentemente deve essere abituato al trattamento, appena dentro Tom comincia a muoversi fottendosi praticamente da solo. Intanto uno dei tipi si è avvicinato con il cazzo fuori dai pantaloni. Tom gli fa segno di avvicinarsi e se lo prende subito in bocca. Intanto continua a spingersi il mio cazzo nel culo e mugola di goduria. Sono troppo eccitato un altro paio di colpi e gli riempio il culo di sborra caldissima. Tiro fuori il cazzo che ora si sta ammosciando e subito uno degli altri tipi si mette al mio posto e incula il giovane marines, che sembrava no aspettare altro. Intanto sono due i cazzi che sta spompinando.
Mi rimetto in sesto. Mi giro a dare un ultima occhiata all’orgia alle mie spalle e torno in sala.
I miei compagni mi guardano incuriositi e Nico picchietta con il dito sull’orologio a farmi notare che ci avevo messo un sacco di tempo. Mi tocco lo stomaco e faccio un espressione schifata. Poi faccio cenno verso l’esterno e mi avvio. Poco dopo mi raggiungono. Racconto che mi deve essere rimasto qualcosa sullo stomaco e che ho vomitato. Così torniamo in caserma.
Le settimane passavano e la routine era sempre la stessa. Sveglia alle 6.30 e tutti fuori all'aria aperta, a fare gli esercizi del mattino, oppure quando pioveva nella palestra della caserma.
Una mattina c'era il sole io stavo facendo i miei addominali mettendo in mostra culo e palle in direzione degli uffici della fureria dove sapevo che il furiere, una ragazzo di 18 anni di nome Alessio, mi avrebbe guardato con attenzione. Mi ero accorto da un po’ dei suoi sguardi bramosi.
Gli esercizi proseguivano fino alle 7.30. Poi uno ad uno, tutti dovevano passare in fureria a ritirare l’asciugamano per fare la doccia del mattino.
Quel mattino feci in modo di restare per ultimo. Ormai tutti se ne erano andati, presi l'asciugamano, ma lo appoggiai sulla scrivania. Guardai Alessio e gli dissi: "So che ti piaccio..se vuoi puoi spogliarmi!".
Non se lo lascio ripetere due volte, si inginocchio, e mi slaccio le scarpe da ginnastica e me le tolse insieme alle calze, poi mi tirò giù i calzoncini corti, fermandosi ad osservarmi il cazzo che riempiva le mutande, poi alzandosi mi infila la mano sotto la maglietta, mi accarezza gli addominali e me la sfila.
Li in ufficio non si poteva certo fare altro, lascio che mi avvolga l'asciugamano, gli do un buffetto e lo ringrazio. Prima di andarmene, gli dico "Ci vediamo questa notte dopo l’una nelle docce.”
Alessio è di civitanova marche, minuto con un viso molto dolce, grandi occhi marroni ed una bocca con labbra molto carnose. L’avevo notato appena arrivato a Verona. Spesso infatti lo si vedeva avviarsi alle docce completamente nudo tra i fischi dei compagni.
La giornata passa tranquilla, le solite pratiche, il solito tran tran, pranzo, intanto pensavo alla notte che doveva arrivare e se il mio giovane amico si sarebbe fatto vivo.
La sera usciamo con altri ragazzi, la solita pizza e la solita passeggiata in centro. Alessio non c’è. Ma non viene quasi mai con gli altri.
Rientriamo alle 11 e dopo un’altra doccia, metto il pigiama e vado nella sala comune a guardare un po’ di televisione. Dopo poco restiamo in pochi, gli altri sono già a dormire. Io occupo la stanza nr.7 ed i miei 2 compagni stanno già ronfando della grossa. Mi metto sul letto a fissare il soffitto in attesa che arrivi l’ora dell’appuntamento.
All’una vado nelle docce, non c’è nessuno, sta a vedere che non viene. Aspetto, Passano dieci minuti, poi sento qualcuno che si avvicina in punta di piedi, mi giro verso le porte è lui.
Mi avvicino gli accarezzo il volto, lui abbozza un sorriso, sembra nervoso. Gli sollevo il mento avvicino la bocca alla sua e comincio a baciarlo, piano insinuo la lingua tra quelle labbra morbidissime, lui cede ed io inizio a girargli la lingua in bocca, prendendo la sua tra le labbra e succhiandola.
In tanto faccio scorrere le mani sul suo corpo efebico, gli palpo il culo, è piccolo tondo e sodo. Lentamente infilo una mano sotto il pigiama ad accarezzargli la schiena liscia e morbida, mi si stringe addosso. Il mio cazzo è già duro e sento il suo che è nelle stesse condizioni. Lo guardo e gli dico: “Vieni.”
Lo prendo per mano e lo porto verso il corridoio delle camere. Ce ne sono due vuote. Andiamo verso l’ultima, lo sospingo dentro e chiudo la porta a chiave.
Appena dentro mi butto sul letto e gli dico di spogliarmi come al mattino. Si avvicina afferra la maglia del pigiama e me la sfila, poi scende, infila le mani nei pantaloni del pigiama e me li toglie. Il cazzo già duro fa fatica a restare nelle mutande e fa capolino dall’elastico. Afferra le mutande e me le toglie. Mi guarda, poi si inginocchia tra le gambe e comincia a baciarmi le palle, poi le lecca piano fino a prendersele in bocca stuzzicandole con la punta della lingua. Questo mi eccita moltissimo, gli prendo la testa e gli porto la bocca sulla cappella, subito inizia a leccarla, poi si infila in bocca il mio uccello che non aspettava altro.
Mi sdraio e lo faccio mettere sopra, gli abbasso i pantaloni del pigiama e le mutande scoprendo quel bel culetto che ora è a portata di bocca. Comincio a baciargli le chiappe, poi a leccargli il solco nel mezzo fino ad arrivare al buchetto. Lo lecco fino a lubrificarlo per bene. Poi inizio ad infilargli la punta della lingua, sento che mugola e spinge il culo verso la mia bocca. Poi mi inumidisco un dito e lo infilo in quel buco caldo, che subito mi stringe il dito.
Mi metto a sedere sul letto, Alessio si volta e mi sale sopra, con la faccia rivolta davanti a me, gli appoggio il cazzo al buco del culo, lui con spinte lente se lo infila tutto dentro gemendo per il godimento. Comincio a muoverlo su è giù, mentre il mio giovane amico asseconda le mie spinte per favorire mia penetrazione.
Cambiamo posizione, lo metto sdraiato mi metto le sue gambe sopra le spalle, e gli risbatto dentro il cazzo, ad ogni spinta vedo la sua goduria salire, geme e mugola, mentre si masturba l’uccello.
Aumento il ritmo e la forza dei colpi, ora lo fotto di gusto ed Alessio sembra apprezzare perché mugola dei Si ritmati. Sento che sto per venire, e da come si sega deve essere vicino anche lui.
Tolgo il cazzo dal suo culo e mi piazzo a 69, subito ci prendiamo in bocca i rispettivi uccelli, pochi secondi ed un ondata di sperma caldo mi riempie la bocca, quasi in contemporanea gli scarico in gola tutta la mia sborra, tutti e due gustiamo con avidità ingoiando tutto, e leccandoci ben bene i cazzi per ripulirli.
Esausti ci abbracciamo e ci baciamo.
Gli accarezzo i capelli morbidi, Alessio mi guarda, gli bacio la fronte, lui si stringe a me. “Ciao piccolo.” Gli dico. “Ora sei mio. Passeremo dei bei momenti, vedrai.” Mi abbraccia e sorride.
E’ tardi ed è meglio tornare nelle nostre stanze prima che gli altri si sveglino. Un ultimo bacio poi usciamo dalla stanza, in corridoio non c’è nessuno, andiamo ognuno nella propria camera promettendoci di ritrovarci presto.
(continua)
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